Benevento

Neanche il tempo di archiviare il test del Selvapiana che si torna di nuovo in campo. Questa sera è la volta della Cavese, temibile come il Campobasso, avversario di serie D, ma dalle ambizioni di risalita nella Lega Pro. Entrambe valgono quanto una squadra di media caratura di terza serie.

C’è da dire che don Gaetano è stato bene attento ieri pomeriggio a mandare in campo una formazione che lascerà spazio ad un altro undici questa sera al Lamberti di Cava. Ci saranno tutti quelli che non hanno giocato ieri in Molise: da Mattera a Melara, a Padella, Bonifazi, Mazzarani, Marano, Del Pinto, Marotta, Mazzeo, Campagnacci, De Falco. Rimarrà ancora fuori il buon Gori che è squalificato. Saranno questi, quasi certamente, a formare l’undici di questa sera contro i metelliani. Due partite, due squadre diverse. Così aveva detto, così ha fatto il tecnico sannita.

Un passo indietro. Il Benevento di Campobasso è un’altra idea di Gaetano Auteri. Non quella iniziale. E, forse, neanche quella che vuole presentare nel prossimo campionato. Ma è un’idea che ne contiene tante altre al suo interno e che può servire a perfezionare la squadra che ha in testa. C’è una pedina in più in difesa, tipico di quando il tecnico di Floridia sa che la sua squadra non è al massimo della brillantezza. Dunque 4-3-3 più che 3-4-3. Sulla corsia sinistra c’è Thomas Som, proprio il mancino camerunese che radio mercato dà sulla strada dell’addio. Quando lui è sulla linea di difesa, Mucciante stringe al centro avvicinandosi a Lucioni. Sulle avanzate, l’ex materano si allarga a coprire l’esterno. Anche in mezzo c’è da inquadrare bene i movimenti. Il tecnico imbottisce il centrocampo di mezze punte, per cui è difficile capire quale sia il perimetro di partenza di Di Molfetta piuttosto che di Ciciretti. E’ il “casino organizzato” di “Fascettiana” memoria, lì dove sono nate tutte le idee del mago di Floridia. Il centrocampo, almeno nella prima frazione di gioco, è nelle mani di Agyei, Vitiello e Cruciani. Davanti Ciciretti è largo a destra, Cissè fa il centravanti, Di Molfetta è a sinistra. Circolazione della palla veloce e forte, come piace ad Auteri. Ma questa volta, a differenza della partita col Tuttocuoio, si affonda spesso nelle maglie avversarie. Non è certo grazie all’avversario, questo Campobasso di Cappellacci vale quanto e forse anche più del Tuttocuoio di Lucarelli. C’è una migliore predisposizione alla verticalizzazione, si prova a fare il movimento senza palla, ci si muove in continuazione come piace ad Auteri. E le occasioni da rete fioccano. Cissè, Ciciretti, due volte Lucioni, Agyei. Fuochi d’artificio senza il bagliore del gol. Peccato, anche per l’assenza del pubblico, che avrebbe assistito ad una bella amichevole, spettacolare e veloce. Lo zero a zero con cui finisce il primo tempo è una bestemmia per il gioco del calcio: persino il Campobasso avrebbe meritato di bucare almeno in un’occasione la porta di Piscitelli, che si è difeso da campione.

La perla di Michel. Non cambia nulla nella ripresa e Auteri ripresenta in campo lo stesso undici del primo tempo. Con qualche piccola variazione sul fronte delle posizioni. Di Molfetta viene a fare coppia con Ciciretti a destra, Cruciani va in libera uscita a sinistra, affiancando spesso e volentieri Cissè. Agyei e Vitiello continuano a coprire la zona centrale, col sussidio a sinistra di Som. La partita resta vivace, soprattutto quando entrano in azione i due ragazzini impertinenti, Di Molfetta e Ciciretti. 41 anni in due, classe da vendere, sprint eccellente. Scavano solchi sulla destra e i molisani non riescono quasi mai a fermarli. Nasce da quella fascia il gol della vittoria del Benevento. Di Molfetta salta un avversario e mette al centro un pallone morbido su cui si avventa di prepotenza Michel Cruciani e infila in diagonale di sinistro. Un gol davvero bello, meritato e voluto. Il Benevento della ripresa, a dispetto di una condizione che è ancora di là da venire, mostra giocate di grande interesse. Soprattutto comincia a sciogliersi Cissè, che di questi tempi vede un po’ la porta avversaria come il fumo negli occhi, ma che inizia a regalare accelerazioni impressionanti col suo fisico da panzer. C’è discreta copertura a centrocampo, buona propensione sulle fasce. Qualche buco in difesa, ma d’estate può capitare. La prima sfida del tour de force diverte e convince, la versione numero uno della strega da week end può dirsi promossa.

Franco Santo