La paura nella notte. Uno scenario agghiacciante, “correte, ho ucciso mio figlio a coltellate...”. Non era vero. Per fortuna. Il rischio dell'ennesima tragedia familiare è svanito di fronte ad un allarme infondato. Mancavano pochi minuti alle 3 quando è scattato. Non in forma anonima. Ma con tanto di nome, cognome e indirizzo forniti all'operatore del 113 dalla persona che ha telefonato. Un 45enne di Benevento, separato dalla moglie. Fine di un matrimonio dal quale è nato un bimbo.
Poche parole, terribili, per segnalare l'omicidio del figlio. Poi ha riattaccato. Conversazione conclusa, l'inizio di lunghi momenti di concitazione. Gli agenti della Volante ed i carabinieri hanno raggiunto in un attimo l'abitazione dell'uomo. Quando sono arrivati al piano indicato, hanno trovato le due porte dell'appartamento parzialmente aperte. All'interno le luci erano accese.
Hanno chiamato a gran voce il 45enne, invitandolo ad uscire. Poi, dopo aver atteso vanamente una qualsiasi forma di risposta, hanno fatto irruzione nella casa. Il timore che si fosse trasformata nel teatro di un delitto atroce si è dissolto, grazie al cielo, in pochi secondi. Il tempo necessario ad un sopralluogo delle stanze, ad una verifica delle condizioni del bambino. Non era con il genitore, ma con la madre, che risiede in un'altra zona della città. Stava dormendo tranquillamente. Ignaro di essere stato utilizzato dal padre per scatenare un allarme falso che gli costerà la denuncia. Benevento, in una afosa notte d'agosto.
Enzo Spiezia