Alla fine si è arrivati a sancire che nel Pd esiste una maggioranza e una minoranza. Dopo due ore di discussione nella direzione provinciale dem di via Tagliamento il segretario Nello Pizza non può fare altro che prendere atto di "una plastica dualità" incompatibile con un percorso unitario. La relazione, su richiesta dello stesso segretario, è stata messa ai voti ed è stata approvata definendo dunque la divisione. Dei 20 membri presenti, 13 hanno votato a favore, 7 si sono astenuti. Al momento del voto il consigliere regionale Livio Petitto ha lasciato la sala. Il parlamentare Umberto Del Basso De Caro lo ha seguito non appena ha preso la parola il presidente della provincia Rino Buonopane (che all'indomani della vittoria bis a Palazzo Caracciolo aveva lanciato pesanti accuse contro chi aveva remato contro).
Un esito già scritto, dopo quanto è accaduto negli ultimi mesi, a cominciare dall'accordo romano che aveva fatto intravedere un percorso unitario alle prime elezioni provinciali, finendo con il disastro delle amministrative dove la "dualità" di cui parla il segretario si è già manifestata nelle urne. Non resta che certificare la divisione.
"Le diverse sensibilità si assumano la responsabilità dei loro gesti e ne accettino le conseguenze" ha dichiarato Pizza. Il segretario "unitario" ha dovuto prendere atto dunque di essere alla guida di un partito "disunito". A fronte dell'unanimità che si registra nei circoli e nei territori, ad Avellino il dialogo diventa impossibile. Con questo assetto si va ora verso le politiche. Un partito diviso da sempre, malato di correntismo, che ad ogni scadenza elettorale riesce magicamente a scomporsi in ulteriori piccoli pezzi, replicando, come in una mutazione genetica infinita, gli stessi errori.
Correnti di maggioranza, correnti di minoranza, aree più riformiste, quelle più di centro, quelle più di sinistra. Si possono definirle “sensibilità“ ma di fatto, il loro funzionamento e il motivo per cui esistono è molto semplice: ogni potentato dem tra poco, quando si dovranno fare le liste, andrà a sedersi al tavolo del segretario per spuntare qualche posto al sole. Tutti proveranno a riposizionarsi, ognuno nella corrente che più si addice alle proprie inclinazioni. Un sistema di affiliazione di potere, né più né meno.
Di seguito la relazione approvata a Via Tagliamento inviata dalla segreteria provinciale.
"Non ci sono alternative ad una evidente presa di coscienza, non ci sono tatticismi o giochetti o piccole furbizie che possono fare in modo che quello che è accaduto fino ad ora possa essere nobilitato. Tutto quello che è accaduto finora è figlio di una vecchia politica, di vecchi giochi di potere ai quali con uno scatto di orgoglio e con senso di responsabilità a dicembre dello scorso anno si era provato a dire basta. Noi non siamo disponibili ad essere strumento di una politica che non guardi al futuro di questa terra con l’ambizione di creare le opportunità e le occasioni di sviluppo e assolutamente indisponibili a fare in modo che la politica torni ad essere semplicemente l’occasione per piccole ambizioni personali e per sostenere progetti dal fiato corto e senza alcuna prospettiva”.
E’ questo il senso della relazione pronunciata dal segretario provinciale del Partito Democratico, Nello Pizza, dinanzi alla direzione provinciale.
“Il dato politico vero – ha aggiunto il segretario provinciale - è quello delle elezioni alla Provincia che vedeva coinvolto il cosiddetto campo largo e possiamo affermare che anche la seconda volta ha fatto registrare la tenuta dell’alleanza che sostiene Rino Buonopane. Anzi, possiamo anche spingerci ad affermare che questa alleanza si è anche rafforzata in termini numerici. Che questa volta non si prestano ad interpretazioni diverse. Il dato che emerge invece dalle elezioni comunali è un dato contrastante sebbene dove abbiamo potuto lavorare in sinergia i risultati per il Partito Democratico non sono mancati come si vede a Grottaminarda, a Gesualdo e in altre realtà. Purtroppo, e questo poi il tema principale di questa direzione, le spaccature all’interno del partito hanno fatto sì che in altre realtà a vincere fossero le forze avverse. Non si può negare che a Solofra il sindaco eletto non sia sicuramente espressione del Partito Democratico e che oggi il Pd sia all’opposizione di quella amministrazione., mentre sia chiaramente in maggioranza nelle realtà dove c’è stata trasparenza e linearità nella proposta politica. Questo induce una riflessione: nostro dovere mantenere unito il partito ed evitare fratture in un momento molto delicato che precede di qui a qualche mese le elezioni politiche. Tuttavia non credo che sia questa Direzione a dover sancire una spaccatura che purtroppo mi appare come evidente e che negare in questa sede significherebbe voler nascondere la testa nella sabbia. Ovviamente questo impone una riflessione politica che eviti situazioni che portino al cortocircuito dell’attività politica e che soprattutto non paralizzi il partito impedendogli di svolgere quel ruolo di traino e di proposta per i nostri territori, ruolo che ci viene dal peso elettorale dal consenso ancora elevatissimo del partito in provincia e che gli attribuisce oltre all’onore anche l’onere di rappresentare il riferimento di qualunque progetto serio di sviluppo e di rilancio di questa provincia”.
“Non possiamo continuare a negare l’evidenza – ha continuato Nello Pizza - e non possiamo quindi continuare a sostenere che esista un partito unito con organismi uniti laddove invece le spaccature sono evidenti. L’unità di facciata non serve a nessuno. Quello che è accaduto alla Provincia è la rappresentazione plastica di questa dualità del partito incompatibile con un percorso unitario. Chi a giugno sceglie, senza alcun chiarimento politico preventivo, di appoggiare D’Agostino sceglie di stare anche con Italia Viva e con il sindaco di Avellino, di cui non conosco la sua collocazione politica e per questo lo cito personalmente. Questa scelta induce lo stesso D’Agostino, all’indomani dell’ennesima sconfitta elettorale, a proporsi come alternativa a questo Pd (queste le sue parole) alimentando una politica contraria a noi, al nostro partito, al percorso politico da noi immaginato. Questo impone che il proseguo dell’attività politica del Partito Democratico tenga conto di queste separazioni e soprattutto tenga conto del fatto che vi è una parte del partito che continua a coltivare un progetto politico antitetico a quello immaginato in occasione del nostro congresso”.
“Questo modo di agire in politica mi offende – così ha concluso il segretario Pizza - e non ho intenzione di essere testimone inconsapevole di giochi e strategie oscure. E pertanto ritengo importante che oggi si prenda atto di tutto questo e soprattutto si prenda atto della mia indisponibilità a continuare un percorso come quello che è stato gestito fino ad ora: le diverse sensibilità del partito prendano consapevolezza di questo e si assumano la responsabilità dei loro gesti e accettino le conseguenze del loro agire”.