Un questionario di tre domande per sondare la percezione che i sanniti hanno della felicità. Un concetto vasto e, allo stesso tempo, meno scontato di ciò che si possa pensare a prima vista. E’ stato uno dei passaggi dell’appuntamento di ieri presso la sala Leone XIII dell’Arcidiocesi di Benevento - ufficio per i problemi sociali e il lavoro, nell’ambito di un incontro organizzato insieme col centro di cultura “Raffaele Calabrìa” e l’Università cattolica del Sacro Cuore. Ospite d’eccezione, il professore Enrico Giovannini, già presidente dell’Istat e Ministro del lavoro dell’Esecutivo Letta. Una lectio magistralis, la sua, sul tema de “I nuovi indicatori per misurare il benessere della società italiana”. Del resto, lo sforzo messo in campo da Cives è proprio quello di individuare nuove formule capaci di misurare il benessere e, dunque, la felicità. Soprattutto in una società occidentale in piena globalizzazione e che vede disgregarsi quelle che fino a qualche anno fa sembravano certezze. Ad introdurre i lavori è stato il presidente del centro di cultura “Calabrìa”, Pasquale Gallucci, che ha sottolineato «la stretta sinergia tra la diocesi e l’università». Dopo di lui l’intervento del direttore dell’ufficio per i problemi sociali?Ettore Rossi:?«Stiamo riflettendo sulla felicità attraverso un ciclo di incontri come quello di oggi (ieri per chi legge, ndr). Soprattutto, invitiamo a riflettere sugli indicatori realmente importanti per misurarla. La felicità non dipende solo dal denaro - è stato il messaggio - . E soprattutto, il benessere non può essere raggiunto a scapito delle generazioni future. Anche qui a Benevento - ha aggiunto - crediamo si possa sperimentare un nuovo percorso di misurazione della felicità e, dunque, indirizzare anche in maniera diversa il bilancio degli Enti locali». Giovannini e Mugione hanno esplicitato, ed impreziosito, la discussione. Sottolineando appunto come non solo i beni materiali possano bastare per giudicare l’esistenza umana. Un messaggio che ci si sforza di far passare, nonostante non sia impresa affatto semplice. «Se li guardiamo sotto la lente d’ingrandimento dei dati statistici - i concetti dell’ex Ministro - è chiaro che non può esserci felicità, visti i tantissimi poveri. Il concetto sul quale puntare è più ampio: serve un benessere equo e sostenibile. Un benessere, cioè, “concreto”. Che sia sicuramente economico, ma non solo. Perché deve tenere necessariamente conto dell’ambiente, della salute, delle relazioni interpersonali. Allargare, cioè, lo sguardo. Per farlo, il concetto è quello della “resilienza”, un sistema capace di reagire alla crisi. L’Italia - è stata l’analisi certamente non incoraggiante - ancora non l’ha individuato, e continua a dibattersi nelle difficoltà».
Giovannini e Mugione «Felicità, non basta il denaro»
Nella sala Leone XIII la lectio magistralis dell’ex ministro del Lavoro
Redazione Ottopagine