Avellino

Era il 18 luglio 2013. Presso la sala stampa di un Partenio-Lombardi gremito e traboccante di entusiasmo si presenta al pubblico biancoverde un brasiliano proveniente dalla Serie A, precisamente dal Pescara, con un curriculum di tutto rispetto e sulle spalle la pesante responsabilità di essere considerato il fiore all'occhiello della campagna acquisti estiva. Nome: Eugenio Romulo. Cognome: Togni. Ruolo: centrocampista.

"Sono felice di essere qui. L'Avellino mi ha cercato da giugno e non ho saputo dire di no. Conosco la piazza e so di essere carico di responsabilità". Sintetico, preciso, puntuale. La società biancoverde lo blinda con un triennale da 160 mila euro a stagione circa. Un lungo corteggiamento per averlo, pochi mesi per pentirsi della scelta fatta. I primi mugugni già nel corso del precampionato. Togni, la gemma più preziosa del centrocampo di Rastelli, fa una gran fatica a brillare. Il maestro d'orchestra non riesce a far suonare nel modo giusto i suoi strumentisti.

Poi i primi acciacchi fisici. Contro il Novara, all'esordio, gioca un'ora di gara. Viene sostituito da D'Angelo: più quantità meno qualità. Diventerà una costante dell'Avellino di Rastelli che pian piano inizia a rinunciare sempre più spesso al brasiliano. Dopo una serie di panchine e tribune, tra problemi ai legamenti del ginocchio e al tendine d'achille, Rastelli gli regala la maglia da titolare in occasione della serata magica allo Juventus Stadium, datata 18 dicembre 2013: occasione sciupata

Un'altra la fallisce contro il Lanciano, il 15 febbraio 2014. I frentani travolgono l'Avellino al Partenio-Lombardi. Il carioca si fa ammonire ad inizio gara, poi rischia il rosso per un intervento scellerato prima del duplice fischio dell'arbitro. Viene sostituito a metà ripresa da Biancolino. Tra i fischi. Vedrà il campo solo dieci giornate più tardi. Sette apparizioni nelle ultime otto gare di campionato. Il bilancio finale parla chiaro: tredici presenze. Rastelli, l'unico a concedergli fiducia nonostante tutto, decide che il classe '82 di San Leopoldo Rio Grande non fa parte del progetto della stagione successiva.

Il 22 agosto 2014, le strade di Togni e dell'Avellino si separano. Il centrocampista si trasferisce alla Spal, in Lega Pro. Con gli estensi si rigenera. Mette da parte tutti gli acciacchi fisici che avevano condizionato l'infelice stagione in biancoverde. Il brasiliano "triste" ritrova il sorriso in Emilia. Colleziona ventinove presenze, segna tre reti e smazza sei assist. A fine stagione Togni torna all'Avellino che, nel frattempo, si è lasciato in malo modo con Rastelli e si appresta a ripartire da Attilio Tesser.

Il tecnico veneto nei primi allenamenti a Sturno sembra volersi affidare al brasiliano. Ironia della sorte, in Togni vede l'unico calciatore con le caratteristiche del regista di centrocampo tanto richiesto. È un fuoco di paglia. Nel corso del primo test amichevole precampionato, dalla tribuna de "Il Castagneto" piove qualche fischio e un coro all'indirizzo del brasiliano. È il chiaro segno della spaccatura irreversibile tra Togni e la piazza biancoverde. Il resto è storia. Si va verso la rescissione del contratto. All'orizzonte non si intravedono altre soluzioni. Peccato. 

È possibile leggere l'articolo completo scaricando gratuitamente l'App di Ottopagine da App Store e Google Play.

Carmine Roca