«Siamo sconcertati nell'apprendere la notizia della richiesta di archiviazione depositata dalla procura di Roma per l'omicidio di nostro figlio Mario. Noi siamo certi, anche per le indagini che abbiamo svolto, che Mario non si è tolto la vita». E' la dichiarazione rilasciata dai genitori di Mario Paciolla, il giovane napoletano cooperante dell'Onu, trovato morto nel suo alloggio in Colombia nel luglio del 2020 a San Vicente del Caguan. Mario aveva 33anni e la sua famiglia non ha mai creduto all'ipotesi del suicidio.
Anna e Pino sono pronti ad opporsi a “questa richiesta di archiviazione e ad ogni altro tentativo di inibire o intralciare la nostra pretesa di verità e giustizia”, concludono.
LE INDAGINI. PER DUE ANNI IL SILENZIO
Per più di due anni la magistratura italiana ha mantenuto il silenzio sul caso, una lunga attesa motivata con le indagini in corso, ma ora la giustizia sceglie di non andare avanti. Anzi accredita la versione del suicicio, ipotesi frettolosamente consegnata dalle autorità locali subito dopo la morte del giovane.
Questo mercoledì 19 ottobre la procura di Roma ha notificato ufficialmente di aver chiesto l'archiviazione dell’indagine relativa alla morte di Paciolla. I magistrati romani avevano aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti, e sono state effettuate anche rogatorie per raccogliere informazioni sia dalla Colombia che dall’Onu, ma con la richiesta di chiusura del fascicolo la procura conclude che «le verifiche svolte in questi anni non hanno portato ad elementi concreti su questa ipotesi». Per gli inquirenti la strada più accreditata resta quella del «gesto volontario».
LA SERA PRIMA DELLA MORTE MARIO AVEVA FATTO IL BIGLIETTO PER TORNARE IN ITALIA
Eppure Mario la sera prima aveva fatto le valigie per tornare a casa, in Italia. E aveva comperato il biglietto aereo avvisando i genitori che sarebbe rientrato presto dalla sua missione per l'Onu. Per questo e per altre ragioni i familiari e ti tanti amici di Mario non hanno mai creduto alla tesi del suicidio.
Poche settimane fa, i genitori hanno presentato a Bogotà una denuncia al Procuratore generale della Nazione, Francisco Barbosa Delgado, contro due funzionari dell'Onu, Christian Thompson e Juan Vasquez, e quattro agenti di polizia.
La denuncia, sostenuta dall'Associazione Rete dei difensori dei diritti umani della Colombia, riguarda la possibilità di "alterazione della scena della morte e ostruzione della giustizia".