Benevento

La difesa sta affilando le armi dell’appello. Con argomenti che puntano a ribaltare, a Napoli, le motivazioni delle condanne. Quattro per omicidio e rapina, una quinta solo per rapina. Le aveva stabilite lo scorso 4 giugno il gup del Tribunale di Benevento Gelsomina Palmieri per le cinque persone (la posizione di una sesta era stata stralciata) coinvolte nelle indagini condotte dai carabinieri del Reparto operativo e della locale Stazione  sulla rapina e l’omicidio di Maria Coppola, la 72enne, di San Giorgio del Sannio, che era morta all’ospedale Rummo il 18 febbraio del 2014, dieci giorni dopo essere stata aggredita e picchiata nella sua abitazione in via Bocchini.

Un omicidio volontario,  aveva sentenziato il giudice, infliggendo pene diverse in base al livello di responsabilità che aveva ritenuto accertato e all’esistenza di un concorso tra gli imputati. Un concorso non anomalo, come aveva prospettato, nella sua requisitoria, il pm Nicoletta Giammarino, titolare dell’inchiesta su una drammatica vicenda che all’epoca aveva profondamente turbato non solo la comunità sangiorgese. Nessun dubbio: esclusa la possibilità di una diversa qualificazione dell’imputazione (da omicidio volontario a preterintenzionale), provato il nesso di casualità tra le lesioni subite dalla poverina e la successiva morte. Maria Coppola era stata percossa nel letto, poi trascinata a terra, dove la sua testa era stata sbattuta sul pavimento.

Da qui -ridotte di un terzo per la scelta del rito abbreviato – i  20 anni a Daniel Constantin Pandelea,  22 anni, rumeno, residente a San Giorgio del Sannio, indicato come colui che avrebbe colpito la pensionata;  i 17 anni per Giuseppe Mottola, 25 anni, di San Giorgio del Sannio, ritenuto l'ideatore del colpo. E ancora:  16 anni per Luigi De Vizio, 25 anni, di Torre Le Nocelle, in provincia di Avellino, che aveva preso parte all'incursione nella casa;  14 anni e 8 mesi di reclusione per Alfredo De Capua, 31 anni, di San Giorgio del Sannio, che avrebbe fornito le informazioni sul 'bersaglio' del raid;  4 anni per rapina per Alin Constantin Isfan, 22 anni, di nazionalità rumena, che era stato invece assolto dall'accusa di omicidio per non aver commesso il fatto. Per Isfan il ruolo di 'palo'. Per tutti il risarcimento dei danni in favore delle parti civili (i familiari della vittima con l'avvocato Alberto Simeone e l'avvocato Mattia Trofa  per il proprietario della Ford),   e l'interdizione dai pubblici uffici.

La sentenza aveva accolto quasi completamente le richieste del  Pm,  che aveva proposto  20 anni per Pandelea, 16 per Mottola, 15 per De Capua, 14 per De Vizio e  Isfan. Per i due stranieri, Mottola, De Capua e De Vizio le imputazioni di rapina ed omicidio. Per Mottola e De Vizio anche quella del furto di una Ford Fiesta adoperata per il colpo e poi data alle fiamme: un rogo contestato solo al primo.

I difensori (gli avvocati Vincenzo Regardi, Agostino Guarente, Ugo Cioffi, Antonio Leone, Pierluigi Pugliese, Massimiliano Cornacchione e Vincenzo Todesca) avevano contestato la ricostruzione operata dell’accusa, opponendo alle conclusioni della dottoressa Monica Fonzo, consulente del Pm, quelle di un proprio specialista, il dottore Emilio D’OroLa morte – avevano sostenuto – è stata causata da un’infezione batterica; dunque, nessun rapporto tra il decesso ed il trauma cranico riportato, peraltro dovuto ad una caduta. Secondo i legali, l’anziana era stata schiaffeggiata e legata al braccio destro con il cordino, ma era riuscita a liberarsi. Si era alzata e svestita, quindi era caduta, battendo la testa.   Gli imputati – avevano continuato -  “non avevano alcuna volontà, alcun intento di uccidere. Volevano soltanto mettere a segno un furto. Non c’era in loro alcuna consapevolezza che l’unico schiaffo dato alla donna l’avrebbe portata al decesso. Ecco perché – avevano concluso – “manca la prova certa”.

Parole che non avevano però colto nel segno. Perché non erano riuscite ad incrinare le convinzioni del giudice rispetto alla versione dei fatti disegnata da investigatori ed inquirenti. Pandelea aveva aggredito la 72enne, De Vizio aveva rovistato, poi era fuggito quando aveva visto l’altro usare violenza. Doveva essere un furto che nei piani avrebbe dovuto fruttare un paio di chili di oro e 30mila euro in contanti, non un anello e due orecchini. Un raid ispirato e messo a punto, nell’ordine, da De Capua e Mottola, che Isfan non aveva compiuto. Lui era rimasto all’esterno di quell’abitazione. Il gup aveva invece trasmesso per competenza territoriale al Tribunale di Avellino e Napoli, rispettivamente, gli atti relativi a Umberto Cammarata, 33 anni, di Benevento  (avvocato  Kalpana Marro), e Antonella Pia Bruno, 25 anni, di Napoli  (avvocati Antonio Leone e Fabio Russo junior). Il primo è accusato di furto e incendio dell'auto, la donna di favoreggiamento. Entrambi saranno giudicati con rito ordinario. Sarà invece vagliata il 29 settembre, dopo lo stralcio, la posizione di Giuseppe De Nunzio, 24 anni, di Benevento (avvocato Giancarlo Caporaso), che risponde solo di furto e incendio ed ha scelto il rito abbreviato.

Enzo Spiezia