Con Giano, il dio bifronte dell'inizio e della fine parte “In viaggio per Terrenet”.
Il primo episodio dell'ambizioso docufilm, che si propone di raccontare le aree interne della Campania, è su youtube e si intitola “L'alba del Tratturo”. Il lavoro è espressione di un progetto di innovazione sociale ideato da alcuni giovani di Buonalbergo e promosso dal ministero dell'Istruzione per valorizzare il territorio a cavallo tra la provincia di Benevento ed Avellino. Terrenet è un'idea che riunisce 33 comuni tra Irpinia e Sannio e li mette in rete.
Sì, perché per troppo tempo questi luoghi ricchi di storia e cultura, splendidi paesaggi e cibo vero, sono stati dimenticati.
Lontani e difficili da raggiungere questi paesini hanno conservato intatte le loro tradizioni. Il cibo, gli usi e la cultura del luogo sono ancora vive e meritano di essere riscoperte e condivise. Questo il senso del progetto Terrenet, che si è nato per mano di 4 ragazzi under 30 di Buonalbergo ed è stato finanziato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. «Terrenet nasce dall'analisi del territorio – ci spiega Roberto Fiorino, responsabile del progetto -. Ci siamo resi conto che c'era un'enorme ricchezza supina sul territorio, che non veniva valorizzata. Abbiamo dunque analizzato le varie problematiche, ad esempio il vortice della desertificazione sociale e dell'incuria. Ci siamo resi conto che il problema era la frammentazione. Questi comuni non facevamo rete e anche se geograficamente erano molto vicini, spazialmente erano lontanissimi. Così abbiamo trovato la soluzione in una piattaforma on line che mette al centro il cittadino, che da attore del territorio può promuovere la zona in cui abita».
Dalla piattaforma al docufilm il passo è breve. «Protagonista – prosegue Fiorino – è la storia delle comunità. Lo scopo di questi video è far emergere il valore del territorio, che purtroppo viene visto come periferia. Lavoreremo quindi sul valore grandissimo dell'identità territoriale e proveremo a far acquisire consapevolezza prima e a proporre il territorio verso l'esterno, poi». Il docufilm “In viaggio per Terrenet” è affidato alla regia di Alessandro Paolo Lombardo e alla fotografia di Rossella Di Micco.
«Per il docufilm – ci spiega Alessandro Paolo Lombardo – abbiamo tentato di capire cosa non fosse mai stato fatto per il territorio. E se abbiamo trovato diverse voci pronte a raccontarlo con occhio documentaristico mancava, invece, un'altra strada. Quella che abbiamo deciso di percorrere. Raccontare il territorio attraverso uno sguardo surreale, magico che potesse catturare l'anima di questa terra. Perché se spesso al cinema ci lasciamo conquistare ed emozionare da grumi di magia e dalle atmosfere sottili, medievali importate, in realtà il territorio nostro ne è intriso fin nelle viscere. Il suo non è un patrimonio solo concreto ma anche ricco di leggende». E alla fantasia si mescola la storia. Lo ricorda ancora Lombardo che prosegue: «Il regno normanno, potentissimo regno feudale che arrivava a lambire l'Africa, convoca il suo parlamento ad Ariano Irpino. Nel cuore dell'entroterra campano. E l'equilibrio derivante dall'assise di Ariano reggerà il meridione per sette secoli. Qui passava la storia e noi abbiamo voluto rendere evidente l'impronta che la storia ha lasciato sul territorio per renderlo più centro e un po' meno periferia».
E vediamo dunque quello che ci riserva il primo episodio del docufilm.
Giorgia Gomes ha 8 anni. Ad onta di origini italo-brasiliane ha sulla pelle l'impronta del Nord, riversatosi a più riprese nella storia e nella genetica dell'entroterra campano. Con lei si apre “L'alba del Tratturo”, primo episodio del docufilm “In viaggio per Terrenet” che racconta con uno sguardo appassionato e surreale la storia delle Valli del Fortore, del Miscano e dell'Ufita.
Una storia tutt'altro che marginale la cui voce, riscoperta nel paesaggio o dissotterrata tra tombe a tumulo sannitiche (o presa in prestito dalla doppiatrice Emi Martignetti), grida contro la marginalità imposta a queste terre dal post-colonialismo multinazionale. La bambina, sorta di “genio del luogo”, calca abbandonati vicoletti appenninici. Eterea e senza tempo, porta il peso di una riattivazione simbolica del tempo, cristallizzato nell'apparenza rigida e legnosa di uno “strummolo” consegnato alla polvere. Il curioso giocattolo, la trottola dei padri, trae il suo nome dalla parola greca che designa un “oggetto atto a ruotare”: recuperando il “filo” con la propria identità, la bambina rimette in moto il tempo dando inizio all'avvincente narrazione della storia dei 33 comuni di Terrenet. Ariano Irpino, Carife, Casalbore, Buonalbergo, Trevico, Vallesaccarda, Apice, San Bartolomeo in Galdo, questi alcuni dei comuni che s'impongono nel suggestivo percorso spazio temporale di questo primo appuntamento con la storia, ricco di poesia e qualche ammiccamento al “fantasy”.
Mariateresa De Lucia