E' una piaga infetta che da sempre è aperta anche nel tessuto della nostra provincia. Un fenomeno che colpisce soprattutto l'edilizia e l'agricoltura, ma anche altri settori non ne sono immuni. Anzi. Il lavoro nero continua ad essere favorito e praticato: occasione di guadagni per chi lo propone, unica fonte di reddito per chi è costretto ad accettarlo.
Domanda e offerta in un mix inevitabilmente al di fuori della legge. In un Paese che dovrebbe inseguire la 'banalità della routine' – le ispezioni come regola quotidiana – e non l'eccezionalità legata all'amplificazione mass-mediatica di determinate vicende.
Ecco perchè non sorprende affatto che l'attività di controllo – la speranza è che venga intensificata ed eseguita costantemente - restituisca situazioni di illegalità. Come quelle accertate dai carabinieri (Stazioni di Paduli e San Salvatore Telesino e Nucleo ispettorato) in alcune aziende agricole della Valle Telesina. Tre quelle finite nel mirino delle sanzioni, comminate ai titolari per la presenza di quattro cittadini stranieri: tre rumeni ed un bulgaro.
Irregolari, secondo i militari, le loro posizioni: in due casi per la mancata comunicazione preventiva dell'inizio del rapporto, negli altri per un impiego lavorativo completamente in nero. Dati che seguono quelli registrati dalle cronache nelle scorse ore, sempre su iniziativa dei carabinieri, e ai quali - c'è da scommettervi - se ne potrebbero aggiungere altri in arrivo, in caso di verifiche, da diverse realtà del Sannio.
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