«Questa medaglia? La dedico a Ottopagine... mi ha portato fortuna». Eh già, perché la medaglia d'argento vinta da Alfredo Abate nella sesta tappa del giro d'Italia di Handbike a Castel di Sangro, per la categoria H3, un po' Ottopagine l'aveva “chiamata”. Sì, Alfredo Abate era stato intervistato un mese fa: l'avevamo paragonato a Eddie Merckx, accostando il soprannome del ciclista belga, cannibale, allo sport di Alfredo, l'Handbike e soprattutto al suo carattere e alla sua volontà di ferro. Allora Alfredo aveva raccontato come,un tragico incidente in motorino che gli era valso la rinuncia a un provino in una squadra di ciclismo e non solo . Non l'ha fermato un incidente, non l'ha fermato la botta e le conseguenze che ha avuto, conseguenze che potrebbero abbattere un gigante... ma Alfredo evidentemente è più di un gigante, peraltro con una fame da cannibale.
«Volevo correre, correrò», mostrando una volontà di ferro Alfredo aveva deciso di sfidare i limiti. «I limiti, come le paure, sono spesso solo un'illusione», aveva detto Micheal Jordan, uno che i limiti della fisica li ha seppelliti sotto schiacciate e salti che gli erano valsi il soprannome di “Sua Maestà Aerea”. Deve aver fatto tesoro della frase dell'ex campione dei Chicago Bulls Alfredo, sorridendo beffardo a limiti, per quanto crudeli fossero, e onorando la sua sfida “Volevo correre, correrò”. E infatti si era messo in sella, diversamente, sulla sua handbike, prima per passione e per diletto, poi cominciando a bazzicare anche le gare.
Aveva messo le mani avanti però Alfredo alle provocazioni di Ottopagine: «Vincere? Macché, sono una pippa, certo in futuro voglio vincere, ma ho iniziato da poco, mi alleno con costanza perché voglio migliorare me stesso e per ora sono migliorato... ma qua guarda che c'è gente che corre forte, l'ultimo pensiero è la disabilità, ci si accanisce tanto, e alcuni atleti fanno invidia a quelli normodotati».
C'era da credergli? No, ovviamente, perché dietro alle dichiarazioni di facciata c'è la fame da cannibale che viene ad Alfredo in qualunque cosa si trovi a fare. Ed eccolo infatti, un mese dopo, nella gara di Castel di Sangro: sorridente prima della gara, poi ci informa la sorella “siamo tra la medaglia di legno e quella di bronzo”, sarebbe già abbastanza...ma l'abbastanza per Alfredo è un concetto che non ha diritto di esistere: via con i pedali, staccare quello dietro di te, superare quello che ti è davanti. Ed è argento. Quasi a giustificare l'eccessiva prudenza di un mese fa arriva pure la dedica: «Evidentemente mi avete portato fortuna.. chi si immaginava di salire sul podio a così poco tempo di distanza, con un argento peraltro... bene, la dedico a Ottopagine questa medaglia». Dedica che si accetta ben volentieri, ma che provoca quasi per osmosi la stessa fame da cannibale di Alfredo: gran gioia nell'appendersi virtualmente l'argento al collo... ora però, per lo stesso principio, si attende una dedica più preziosa, più luccicante... una dedica d'oro.
Cristiano Vella