Benevento

Chiusa l'inchiesta del sostituto procuratore Nicoletta Giammarino e dei carabinieri sulla rapina e l’omicidio di Maria Coppola, la 72enne di San Giorgio del Sannio, morta al Rummo lo scorso 18 febbraio, dieci giorni dopo essere stata massacrata di botte nel corso di un’incursione nella sua abitazione in via Bocchini. Otto le persone che figurano, a vario titolo, nell'avviso di conclusione delle indagini: Daniel Constantin Pandelea, Alin Constantin Isfan , entrambi 21enni, di nazionalità rumena; Giuseppe Mottola, 24 anni, Alfredo De Capua, 30 anni, di San Giorgio del Sannio; Luigi De Vizio, 24 anni, di Torre Le Nocelle, in provincia di Avellino; Giuseppe De Nunzio, 23 anni, Umberto Cammarata, 32 anni, di Benevento, e Antonella Pia Bruno, 24 anni, di Napoli. Diverse le ipotesi di reato: omicidio e rapina (bottino: una fede e una paio di orecchini) per i due rumeni, Mottola, De Capua e De Vizio; per De Vizio, Mottola, De Nunzio e Cammarata quella del furto di una Ford Fiesta adoperata per il colpo, che era poi stata incendiata. Un rogo per il quale vengono chiamati in causa Mottola, De Nunzio e Cammarata, gli ultimi due non detenuti. Infine, ipotesi di favoreggiamento a carico di Bruno (non sottoposta ad alcuna misura), per dichiarazioni ritenute non veritiere. La pensionata era stata rinvenuta riversa sul pavimento, priva di sensi, nel pomeriggio dell'8 febbraio. Era stata una vicina, affacciandosi per dare da mangiare ai gatti, a notare una finestra rotta e a dare l'allarme. Trasportata al Rummo, le era stato diagnosticato un trauma cranico-facciale, conseguenza dei colpi ricevuti soprattutto alla testa. Gravi le sue condizioni, i medici si erano riservati la prognosi. A distanza di dieci giorni il suo cuore aveva cessato di battere per sempre. L'attività investigativa dei carabinieri del Reparto operativo e della Stazione sangiorgese era sfociata a marzo in alcuni arresti. In carcere erano finiti, tra gli altri, i due rumeni, estradati dal loro Paese. L'autopsia era stata eseguita dal medico legale, la dottoressa Monica Fonzo, alla presenza dei dottori Emilio D'Oro, Michele Selvaggio, consulenti di alcuni degli indagati, e dei dottori Francesco Ausania e Francesca Cittadini (per il figlio della vittima, rappresentato dall'avvocato Alberto Simeone). Secondo la ricostruzione curata dagli inquirenti, anche sulla scorta del racconto di De Vizio, il colpo sarebbe stato organizzato un paio di settimane prima da Mottola, al quale De Capua avrebbe fornito indicazioni sulla vittima. Comparsi dinanzi al giudice, entrambi avevano escluso di aver svolto un ruolo nella realizzazione dell’incursione, preceduta da un sopralluogo e dallo smontaggio della finestra sul retro dell’immobile che sarebbe stata utilizzata come via di accesso. Nelle prime ore dell’8 febbraio il raid, che aveva rischiato di saltare per il rumore provocato dalla caduta di una finestra interna che era stato necessario scardinare. All’interno dell’appartamento sarebbero penetrati De Vizio e Pandelea, mentre l’altro rumeno sarebbe rimasto all’esterno. De Vizio aveva spiegato di aver cominciato a rovistare ovunque, poi, quando era entrato nella camera da letto in cui dormiva la pensionata, ed aveva visto che Daniel stava picchiando la poverina, che avrebbe anche legato, era andato via. Gli indagati hanno ora venti giorni a disposizione per chiedere di essere interrogati o produrre memorie, poi il Pm procederà alle richieste di rinvio a giudizio. Sono impegnati nella difesa gli avvocati Ugo Cioffi, Massimiliano Cornacchione (per i due rumeni); Antonio Leone (per Mottola), Vincenzo Regardi, Agostino Guarente (per De Capua), Fabio Russo (per Bruno), Vincenzo Todesca (per De Vizio), Giancarlo Caporaso (per De Nunzio), Giuseppe Fusco (per Cammarata).

Enzo Spiezia