Equilibrio nei giudizi. Guai a lasciarsi condizionare dal risultato, oltremodo penalizzante per l'Avellino, e a scatenare processi affrettati. Perché quello dell’Arechi, vinto dalla Salernitana con il risultato di 3-1, era un derby, vero, ma resta comunque la prima giornata di campionato. Lo sanno bene i biancoverdi, al terzo anno consecutivo nella Serie cadetta, che il cammino in questa categoria è lungo e logorante e che più della singola partita conta la continuità di rendimento nell’intero arco della stagione. È però altrettanto inevitabile e necessario porre in essere una serena analisi sulle indicazioni, positive e negative, che il match ha lasciato in eredità.
Tra le note liete c’è la voglia di fare gioco e di provare a fare la partita: l’Avellino le ha palesate fin dalle prime battute, non trincerandosi nelle retrovie e spingendo con costanza verso l’area di rigore granata. Apprezzabile anche la feroce determinazione di pareggiare i conti subito dopo il gol subito: una reazione che è invece mancata dopo il gol del 2-1, che ha tagliato le gambe al lupo nel suo momento migliore, dopo un finale di primo tempo in crescendo e un inizio di ripresa propositivo. Tra i singoli, da sottolineare le prestazioni di Biraschi, Zito e Gavazzi: grinta, personalità e dinamismo al servizio della causa irpina.
Tra le note meno liete balza invece subito all’occhio la necessità di perfezionare i sincronismi difensivi, così come quella di continuare a lavorare sulle fasi di possesso e non possesso dei terzini. Non per caso Tesser ha posto l'attenzione, già nel corso del ritiro di Sturno, sul bisogno di registrare dei miglioramenti dal pacchetto dei cursori di fascia, che ieri sono stati schierati nella loro totalità non solo per provare ad avere maggiore spinta nel momento in cui è stato il momento di lanciare l’assalto finale per cercare il pareggio, ma anche a dimostrazione che è in corso la ricerca degli interpreti più efficaci. Nitriansky e Visconti hanno vissuto una giornata “no": al ceco, in particolare, bisogna dare il tempo di adattarsi al calcio italiano, ma nel contempo l'auspicio è che riesca a colmare al più presto il gap ambientale, così come a proporre un cambio di passo in termini di contributo alla manovra offensiva, riducendo le sbavature nelle fase di appoggio e difensiva.
Un capitolo a parte va riservato all’attacco, che ha tutto per poter essere letale in qualsiasi circostanza, ma deve migliorare nell'armonia collettiva e nello sviluppo delle azioni negli ultimi venti metri, di pari passo alla qualità e alla concretezza delle rifiniture che deve e può crescere: è anche questa la chiave per innescare le "bocche da fuoco", Tavano in primis. Con un Castaldo in più, il raccordo tra i reparti potrà solo migliorare: ma di strada, fino al 27 novembre, quando finirà la squalifica del “dieci”, ce ne è da percorrere. Dunque: calma e sangue freddo, questo è solo l’inizio. E sabato, contro il Modena, c’è già l’opportunità di riscattarsi.
Marco Festa