Bisogna condannare, sempre, qualsiasi atto di violenza: quella, non ha nulla a che vedere con il calcio, che resta pur sempre un gioco. Ma chi ha l’onere e l’onore di fare informazione ha il dovere di sottolineare quando, come domenica allo stadio “Arechi”, tutto fila per il verso giusto. Senza mezzi termini. Il derby tra Salernitana e Avellino è stato un autentico spettacolo, garantito dal comportamento esemplare di entrambe le tifoserie. Uno spot per questo sport, travolto, un giorno si e l’altro pure, da scandali di ogni genere. Un orgoglio per il Sud, spesso bistrattato, celermente e superficialmente portato ad assoluto esempio negativo nel panorama nazionale.
Nulla da fare: chi pensava a una giornata di ordinaria follia da raccontare è rimasto a bocca asciutta. Nessuno scontro. Nessun incidente. Nemmeno l’ombra di un problema di ordine pubblico. E il merito non è solo di un imponente ed impeccabile servizio d’ordine, organizzato e coordinato in maniera scrupolosa, ma soprattutto dei supporters granata e biancoverdi, che hanno colorato gli spalti, incitato le rispettive squadre. Poi si sono pure “sfottuti”: ma, in fondo, ci sta. Perché gli stadi non sono teatri e prendersi in giro, anche con toni coloriti, fa assolutamente parte del gioco. Cori, striscioni: alcuni simpatici, altri commoventi, come quello esposto in ricordo di Rocco Di Filippo, l’Ultras biancoverde prematuramente scomparso, dalla Curva Sud della Salernitana. Ancora: boati assordanti ai gol. Stop. La risposta a chi invocava comportamenti dentro le righe è arrivata. E ora è un dovere permettere anche ai tifosi della Salernitana di assistere alla partita di ritorno. La prova di maturità, chiesta a gran voce da tutti, prima del match, si è materializzata.
Adesso va rimarcata a più non posso per ribadire che vietare le trasferte non è l’unica soluzione percorribile. Anzi, è la morte del pallone: perché il calcio è della gente. Avellino e Salerno: fieramente rivali, ma nei limiti della correttezza. Il concetto “Ultras, non criminali" è da domenica più facilmente comprensibile. Anche per chi si affretta a etichettare quello che è, soprattutto, prima di tutto, uno stile di vita. Fatto di passione e fedeltà per i propri colori, ma anche, e la nona edizione del memorial “Gasparro” lo ha ricordato, di recente, solidarietà e amicizia. Il mondo Ultras è anche un universo aggregativo. E allora sì, questo è lo spirito: cento di questi derby.
Marco Festa