Benevento

Tutti imputati. Con accuse e posizioni differenti. Con la possibilità di restarsene in silenzio. Non l’hanno esercitata. Hanno risposto alle domande delle parti. Amedeo Impronta, 24 anni,  Marco Fucci, 25 anni, Umberto Luciani, 22 anni, Cinzia Morosini e Giulia Iannunzio, entrambe 22enni. I primi due accusati di lesioni gravi, gli altri di favoreggiamento. Sono cinque delle nove persone di Benevento coinvolte nel processo su quanto accaduto il 21 aprile del 2013 nel centro storico del capoluogo sannita. Un’aggressione nel corso della quale erano rimasti feriti tre fratelli: Tiziano, colpito alla testa con un boccale di birra, Walter e Vincenzo Marotti.

Un episodio grave che i cinque imputati hanno ricostruito in modo diverso dalla Procura e dai carabinieri. Offrendo una versione che ha ribaltato quella disegnata dagli inquirenti. Due quadri del tutto opposti, al giudice Sergio Pezza il compito di stabilire, alla luce dell’istruttoria dibattimentale, come sia andata. Lo deciderà il 12 gennaio del prossimo anno, quando è in programma – dopo l’appuntamento in aula previsto per il 17 novembre – la discussione, cui seguirà, appunto, la sentenza.

L’accusa- I fatti si erano verificati nei vicoletti tra piazzetta Vari e via Perasso, normalmente affollati dai frequentatori della movida cittadina. Tantissimi giovani, tra loro, dinanzi ad un locale, Tiziano Marotti, 21 anni, con la fidanzata, ed il fratello Walter, 20 anni. Secondo la Procura, Impronta, in compagnia di Paolo Sparandeo, 26 anni, avrebbe dapprima pesantemente offeso Tiziano Marotti e la ragazza, poi lo avrebbe bersagliato alla testa con un boccale di birra da un litro. L'allora 21enne era finito a terra, dove sarebbe stato raggiunto da calci e pugni sferrati da Impronta, “unitamente a Sparandeo, Fucci, Sandro Calandro, 24 anni,  e altri soggetti rimasti ignoti”. Calci e pugni al volto anche per Walter e Vincenzo Marotti, entrambi costretti a fare ricorso alle cure dei medici, che li avevano giudicati guaribili in dieci giorni. In prognosi riservata, invece, Tiziano, le cui condizioni erano  poi fortunatamente migliorate. L’attività investigativa dei carabinieri – oggi sono stati ascoltati anche due militari che avevano operato il sopralluogo – era sfociata nell’arresto di Impronta e Sparandeo, poi tornati in libertà, ai quali era stato contestato il tentato omicidio, successivamente derubricato dal gip nell’addebito di lesioni gravi. Nell’inchiesta erano stati chiamati in causa, poi,  per favoreggiamento, oltre a Luciani, Morosini e Iannunzio, anche altre due 22enni: Marica Marzano e Ida Vascello.

La difesa- Nessuna responsabilità di Sparandeo, “intervenuto solo per aiutare Impronta che era a terra”, hanno raccontato i cinque imputati. Che hanno ripercorso quei momenti anche plasticamente, muovendo le mani per indicare, su richiesta, le fasi della vicenda. Prospettata con una visuale diversa da quella fin qui emersa. “Tiziano e Walter Marotti stavano litigando ad alta voce con Impronta davanti a quel pub”, hanno spiegato. Poi, hanno aggiunto,”Impronta sarebbe stato spintonato da Walter ed avrebbe perso l’equilibrio. Cadendo, avrebbe colpito Tiziano con il boccale”. E ancora: “Impronta sarebbe finito sull’asfalto, dove avrebbe ricevuto dei calci dai fratelli Marotti, che in quei frangenti sono sempre rimasti in piedi”.  

Dunque, un capovolgimento della scena, osservata a distanza di alcuni metri. Era invece molto vicino il testimone del Pm che ha deposto. Talmente vicino da beccarsi un frammento di vetro all’altezza di un occhio. Il giudice lo ha invitato un paio di volte ad essere preciso, ricordandogli l’obbligo di dire la verità. L’udienza si è conclusa con l’escussione di sei testimoni citati dall’avvocato Angelo Leone, che assiste Impronta e Iannunzio. Gli altri difensori impegnati: gli avvocati Nino Del Piero (per Sparandeo), Claudio Fusco (per Luciani), Gerardo Giorgione. I fratelli Marotti, parti civili, sono rappresentati dall'avvocato Sergio Rando.

Enzo Spiezia