Evidentemente si trova a suo agio. Sta bene, anche di più. “Resto un po' da te, poi mi cerco un appartamento”, aveva assicurato. Ma quella che doveva essere una soluzione provvisoria, temporanea, è diventata stabile. E non intende rinunciarvi. Un vecchio proverbio, eredità della saggezza popolare, recita che l'ospite è come il pesce: dopo tre giorni puzza.
Figurarsi dopo tre anni. Ne sono trascorsi tanti dal momento in cui lui aveva chiesto ospitalità alla sorella, che abita a Benevento. Impossibile dire no, impossibile chiudere la porta in faccia ad un tuo familiare. Lei ha un marito e dei figli, non aveva potuto rifiutare. Aveva teso la sua mano, lui l'aveva stretta garantendole che si sarebbe trattenuto poco. Giusto il tempo di trovare un alloggio nel quale trasferirsi. Togliendo il disturbo. Da allora non l'ha però fatto. E questo spiega la situazione di conflittualità che in quella casa è via via cresciuta. Litigi come pane quotidiano, lei che continua a domandarsi quando il fratello toglierà le tende una volta per tutte. E lui, dopo l'ennesima promessa e la scusa dell'ultima ora, che fa spallucce. Accenna timidamente ad una spiegazione, offre un motivo che ritiene plausibile, “ecco perchè non posso ancora traslocare....”.
Ha una sessantina d'anni e, forse, problemi che gli impediscono di farsi un'abitazione tutta sua. Forse è così, o forse si tratta soltanto della scarsa volontà di cambiare aria. Perchè farlo se tutto fila liscio, almeno ai suoi occhi? Certamente non a quelli della sorella. Le discussioni, anche ad alta voce, si sprecano. Toni accesi, botta e risposta sempre per la stessa ragione. Animi che inevitabilmente si surriscaldano, nell'ultima occasione è stato addirittura necessario l'intervento della polizia. Quando gli agenti della Volante sono accorsi sul posto, hanno raccolto il racconto della donna. E' esasperata, si è sfogata con loro. “Mi aveva giurato che se ne sarebbe andato, invece è ancora davanti a me. Da tre anni”, ha ripetuto. Stanca di quella presenza che a questo punto giudica inopportuna. Ingombrante. Un episodio che conferma quanto sia diventato sempre più diffuso il ricorso alle forze dell'ordine per casi ambientati tra le mura domestiche. Casi non di violenza – quello è un altro capitolo -, che andrebbero risolti parlandosi. Cercando di incrociare e soddisfare le rispettive esigenze. Capita di frequente, invece, che alle forze dell'ordine sia chiesto anche un compito di mediazione familiare. Impossibile non ricordare quanto era avvenuto, ad esempio, alcune settimane fa, in un centro della Valle Telesina. Dove un padre aveva composto il 113 lasciando intendere chissà quali scenari apocalittici. Nulla di grave, per fortuna, solo un 'faccia a faccia' con il figlio. Per il motorino, per un'uscita diventata eccessivamente lunga, per qualche amico non ben visto dal genitore?
?Niente di tutto questo: l'iscrizione ad un istituto scolastico. Pareri opposti, sfociati in un contrasto segnato dalle urla dell'uno e dell'altro. Serviva la polizia per rimettere le cose a posto? Certamente no, ma vallo a spiegare a quanti, abdicando al loro ruolo, pensano e sperano che così debba essere. Che il potere di una divisa possa rimettere insieme i cocci di un rapporto fratello-sorella, padre-figlio che non funziona.
Enzo Spiezia