La soddisfazione nel volto e nelle parole di Massimo Rastelli è tutta un programma. Vincere su un campo come il “Picco”, profanato dal solo Carpi dei miracoli, è prova da uomini duri, farlo con pieno merito è un piccolo capolavoro tecnico-tattico che l'Avellino legittima nei quasi cento minuti di gara. Quarto posto in classifica e la prospettiva di giocare in casa le prossime due partite contro Latina e Frosinone, la ghiotta occasione di dare continuità alla classifica e di sognare qualcosa in più: “Ho visto il vero Avellino che ogni tanto si smarrisce ma che ha sempre puntualmente trovato la forza di rialzarsi soprattutto nei momenti peggiori, quando, come contro lo Spezia, sei in emergenza e devi stringere i denti. Lo abbiamo fatto contro una grande squadra – dice soddisfatto Rastelli - forte fisicamente e qualitativamente: Bjelica è un allenatore che ama cambiare modulo a partita in corsa, i ragazzi si sono allenati a leggere le situazioni, non lavorando su un solo modulo. Poi quando sono rimasti in dieci siamo stati bravi anche se in un paio di situazione dobbiamo ringraziare Gomis. Chiaro che poi ci sono gli episodi favorevoli, come in ogni partia, che comunque ci siamo conquistati. Dico di più, senza nulla togliere all'avversario: avremmo potuto chiuderla molto prima e questo è un tema su cui lavorare”.
Il problema con le piccole è l'altro tema. Perché è storia che l'Avellino si fermi sempre nella partita della rinascita. Difficile spiegarselo quando i calciatori sono quelli e il metodo di lavoro non muta: “Perché noi se vogliamo andare lontano, non possiamo permetterci di ragionare da grande squadra – le parole del tecnico campano - ma dobbiamo andare in campo con umiltà, spirito di gruppo e affrontare le cosiddette piccole, ammesso che in B si possa dire questo, con la medesima attenzione che ho visto in campo questa sera. L'ho detto ai ragazzi, se si fa così ci togliamo delle soddisfazioni altrimenti ci fermiamo di nuovo. Sbaffo? E' un rinforzo che ci completa".