Avellino

A pochi passi dalla Torre dell'orologio, in Via Casale, l’inciviltà regna sovrana. Nello spiazzale antistante l’agglomerato di case, sul pavimento coperto da un telo nero, è visibile uno spettacolo disgustoso: feci, carcasse di animali morti, pezzi di pera e altri alimenti in putrefazione, probabilmente caduti dai palazzi attigui.

«Nello spazio adiacente – ci spiega una residente – c’è un parcheggio riservato ai dipendenti della provincia. Dal balcone, soprattutto di notte, assistiamo a uno spettacolo davvero disgustoso: adulti e bambini che defecano e urinano, coppiette che si appartano. Se poi si pensa che a due metri ci sono tre locali della città, il quadro è completo. Spesso, con il gran caldo, un fetore opprimente sovrasta la zona. Fino a oggi le segnalazioni sono tutte cadute nel vuoto. Un mese fa il cortile di uno dei palazzi di fronte ospitava un mini parco-giochi per bambini con altalene e scivoli: questi sono i controsensi di Avellino. La gente poi ci mette del suo: quando diciamo ai genitori con i figli che fanno i loro bisogni all’aperto, di portarli nei locali vicini, accampano mille scuse, fra le quali quella che mi fa più imbestialire è, “sono piccoli”».

L’ennesima segnalazione che si somma ai diversi episodi raccolti in questi mesi che hanno per teatro le strade del centro storico. Quello che dovrebbe rappresentare il cuore di Avellino, è invece una porzione di città un abbandonata a sé stessa, trincerata dai cantieri, vessata dall’incuria e il degrado. In un simile scenario, le attività commerciali, le poche sopravvissute, devono compiere i salti mortali per andare avanti. Ogni segnalazione cade nel vuoto, ogni tentativo di interazione con le amministrazioni non genera altro che un ennesimo invito ad attendere. Ma aspettare cosa, nessuno lo sa. E neanche lo sbandieramento del termine dei lavori è ormai un alibi che regge. La sopportazione, si sa, ha un limite e neanche Godot si può aspettare per sempre.

Andrea Fantucchio