“La soppressione della Prefettura di Benevento non è certamente una novità delle ultime ore: è la diretta conseguenza di quel nefasto voto del 12 novembre 2012 allorquando l'asse PD-PDL fece bocciare dal Consiglio Provinciale di Benevento la proposta popolare di richiesta di referendum per il “MoliSannio” avanzata da oltre 5.000 cittadini sanniti ed appoggiate da numerose amministrazioni comunali”.
Questa la dichiarazione di Luigi Bocchino, presidente dell'associazione Benevento Libera, che interviene con una dura nota dinanzi alla concreta possibilità dell'accorpamento della Prefettura di Benevento con quella di Avellino.
“Purtroppo – scrive Bocchino - detta soppressione non sarà nemmeno l'ultima: la cancellazione della nostra Provincia comporterà la scomparsa di gran parte degli uffici periferici dello Stato, farà divenire la Questura ed il Comando Provinciale dei Carabinieri rispettivamente Commissariato e Tenenza. A ciò, aggiungasi, l'attuale desertificazione in atto data dalla chiusura della Banca d'Italia, della Scuola Allievi Carabinieri; dalla soppressione di due sedi di Tribunali (Airola e Guardia) e ben 12 Uffici del Giudice di Pace; la soppressione disordinata di numerose sedi scolastiche e delle corse dei treni. Per non parlare nei miraggi nel deserto quali il Prusst, l'Ikea e la Scuola di Magistratura, terze visioni mai concretizzate”.
Colpa delle scelte politiche nazionali e locali. “Sono pezzi della storia di una città che se ne vanno – tuona Luigi Bocchino -, unitamente alla chiusura di centinaia di esercizi commerciali: una lenta agonia che sembra inarrestabile. Questi sono i risultati della incapacità della politica sannita degli ultimi anni: per cui i comunicati stampa, le interrogazioni e quant'altro non sono altro che lacrime di coccodrillo. I cittadini debbono prendere atto che la colpa della desertificazione è nella mancanza di idee e di progetti dei rappresentanti che hanno eletto: o il popolo si a riappropria del proprio destino, organizzandosi come protagonista del cambiamento, oppure questi riusciranno a distruggere persino le rovine della città. L'unico ruolo per Benevento è quello di città d’arte, cultura e storia sintonizzata con il rinnovamento in atto in Regione Campania: nel passaggio dal “napolicentrismo” al “policentrismo” promesso; il Sannio non può che recitare questa parte. Le infrastrutture come la Telese-Caianello se e quando saranno realizzate potrebbero arrivare troppi tardi: e però, il nuovo ruolo immaginato necessita anche di una nuova classe dirigente, a tutti i livelli, che restituisca a Benevento l'onore e la dignità perduti in questi anni. Quindi invece di investire di responsabilità gli altri, mentre gli unici colpevoli siamo noi, non si abbia paura di affrontare la questione Irpina-Sannita in termini propositivi e collaborativi senza inutili guerre di religione, men che mai di guerre tra poveri. Non è una Prefettura in meno o più a creare le condizioni di un nuovo sviluppo: ma l'integrazione responsabile di aree, Avellino e Benevento, che nel recente passato hanno subito le stesse mortificazioni con evidenti devastazioni territoriali nel campo dell'ambiente. Insieme, Sannio ed Irpinia, non possiamo essere le cenerentole della Campania!”
Con la paventata abolizione della Prefettura sannita “non si capisce come potranno essere assicurati i servizi ai cittadini nei contesti territoriali interessati”, spiega invece Mimmo Forgione, segretario generale del sindacato Cisal Benevento.
“Ancora una volta - scrive Forgione -, i lavoratori ed i cittadini di Benevento e provincia, sono penalizzati dalle politiche economiche posto in essere dal Governo Nazionale. Tutto questo, in una provincia come la nostra, dove la disoccupazione ha raggiunto livelli record di oltre il 47%. C’è l’esigenza di riaffermare con grande forza il primato del pubblico impiego a fronte di spinte che sempre più spesso tendono a svalutarlo a tutto vantaggio di privatizzazioni ed esternalizzazioni sui cui sistemi, ormai, crescono fortemente le perplessità, dato che sono sempre più numerose le inchieste giudiziarie che coinvolgono la politica e la pubblica amministrazione. Benevento è una realtà che cresce solo nei fallimenti dichiarati da parte dell’imprese. Si è passati da 13 fallimenti nell’anno 2008 a circa 80 nell’anno 2014; di questi fallimenti, ben il 67% sono società con capitali, quindi imprese con soggetto giuridico Srl o SpA; grazie all’indifferenza della politica e delle sue classi dirigenti che non hanno saputo creare progetti ed interventi di rilancio dell’economia sannita ferma oramai agli anni ’80. Economicamente, questo è un territorio affetto da ciò che possiamo definire “torpore”; è una realtà che, a nostro avviso, deve uscire dal “letargo” e confrontarsi con la propria crisi, rimboccarsi le maniche e ripartire. Non vogliamo più assistere che i nostri giovani sono costretti a cercare lavoro altrove ed essere abbandonati a sé stessi; la desertificazione istituzionale, con la soppressione di Tribunali ed Uffici dei Giudici di Pace, Banca d’Italia e Scuola Allievi Carabinieri, ridimensionamento nel settore della scuola, nel comparto TPL nelle Istituzioni quali: Questura, Comando Provinciale dei Carabinieri e, Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, inesorabilmente comporterà la cancellazione del Sannio dalla cartina geografica. A pagare è anche il settore commercio che è il termometro quotidiano di questa provincia. Siamo pronti ad avviare una riflessione con un progetto di rilancio del commercio in un quadro di sinergia con gli altri settori produttivi e, quindi, ci riferiamo al Turismo, ci riferiamo all’Agroalimentare, ci riferiamo alla Ricerca Universitaria, ci riferiamo all’Artigianato, perché riteniamo che da questi settori si può ripartire per il Sannio”.
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