Un cognome del quale va “molto fiero e si vanta”. E' “onorato di portarlo”, anche se, afferma, rappresenta il motivo per il quale ce l'hanno con lui e con i suoi familiari.
Una decina di anni, in segno di protesta, si era tagliato un pezzetto del lobo di un orecchio e l'aveva spedito in una busta ad un giudice; ora, invece, attraverso l'avvocato Maria Cristina Caracciolo (l'altro difensore è l'avvocato Vincenzo Sguera), ha inviato una lettera agli organi di informazione. In calce la firma di Saverio Sparandeo, 53 anni, di Benevento, un personaggio più volte rimbalzato all'onore delle cronache. Perchè tirato in ballo da numerose indagini.
Ad alcune di esse, condotte dalla Dda e dai carabinieri, è riservata la prima delle tre pagine vergate. Punto di partenza l'inchiesta contro il clan Sparandeo, denominata Tabula rasa, che nello scorso febbraio si è conclusa con l'assoluzione di trenta persone, giudicate con rito abbreviato, dalle accuse di associazione per delinquere di stampo camorristico, di associazione finalizzata al traffico di droga, estorsione e rapina (tra gli imputati c'era anche lui) e con otto condanne per spaccio di stupefacenti. Saverio Sparandeo ricorda poi l'attività investigativa sfociata nel processo, ancora in corso, a carico di un medico, “molto stimato dalla popolazione”, al quale è stata contestata la redazione di certificati falsi a suo favore, e quanto capitato al figlio maggiore Corrado: sottoposto al 41 bis, “poi annullato per mancanza di presupposti, arrestato con un'ordinanza annullata dal Riesame”.
Un excursus al quale segue l'illustrazione della doglianza principale. Chiamato in causa da un'indagine, sette mesi fa, della Mobile e della Dda su alcune estorsioni con l'aggravante del metodo camorristico, Saverio Sparandeo, già rinviato a giudizio con altre due persone, è attualmente ricoverato in una clinica in provincia di Bari. Sostiene che gli “viene negato il diritto alla salute perchè il Tribunale di Benevento ha rigettato le richieste per visite mediche generali, nonostante le mie numerose patologie fisiche, nonché colloqui presso il Centro di salute mentale di Benevento”, dove è in cura dal '99. Tutto ciò, aggiunge, “dopo il 3 agosto”. Perchè quel giorno “mi fu concessa la possibilità, da parte del Tribunale, di recarmi con il treno, in maniera autonoma, presso il Csm e nelle date successive stabilite dallo stesso Centro, che richiedeva per me il bisogno di colloqui di supporto”. Colloqui che i giudici ritengono non più necessari in quanto l'uomo è già ospite di una comunità psichiatrica.
Secondo Sparandeo, che evidenzia anche il no opposto alla sua "partecipazione, per qualche ora, al matrimonio del figlio", si tratta invece di “una contraddizione” di cui individua la possibile ragione. Ce l'hanno con lui e la sua famiglia “solo perchè il suo cognome è Sparandeo”.
Enzo Spiezia