L'eccezione l'ha sollevata l'avvocato Roberto Prozzo, legale dell'Asl. Il giudice Sergio Pezza l'ha accolta, introducendo, pochi minuti fa, un importante elemento di novità. Riguarda l'imputazione: non più la truffa, contestata dalla Procura, ma il peculato. Reato che prevede una pena maggiore e tempi di prescrizione più lunghi, la cui competenza è del Tribunale in forma collegiale, al quale il dottore Pezza ha perciò trasmesso gli atti.
Appuntamento il 22 ottobre dinanzi al secondo collegio, dunque, per le tre persone rinviate a giudizio in un 'troncone bis' di quello principale dell'inchiesta sull'Azienda sanitaria: i mandati di pagamento. Si tratta di Felice Pisapia, ex direttore amministrativo, della moglie, Olga Landi, e di Arnaldo Falato, ex dirigente dell’Unità operativa budgeting dell'Asl, rispettivamente difesi dagli avvocati Claudio Botti, Marco Naddeo e Mario Verrusio.
Nel mirino dei pm Nicoletta Giammarino e Flavia Felaco e dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sono finite nove fatture, per complessivi 200mila euro, ritenute false. L'ipotesi accusatoria è che tra il 2007 ed il 2008 le abbia formate Pisapia. Sarebbero state intestate a società esistenti e non, per forniture di software ed altro. La coniuge sarebbe stata la destinataria delle somme, mentre Falato avrebbe firmato le disposizioni di pagamento.
Oltre all'Asl, nel processo è parte civile un'associazione rappresentata dall'avvocato Vincenzo Stefanucci.
Come è ampiamente noto, il 25 settembre è invece in programma l'udienza preliminare – gup Gelsomina Palmieri – per le nove persone – tra di loro Pisapia- e le sei società di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per il filone dei mandati di pagamento. Attenzione puntata su 1 milione e 400mila di euro che l'Asl avrebbe sborsato a sei aziende tra giugno 2009 e aprile 2012 per prestazioni che non sarebbero mai state eseguite o lo sarebbero state solo parzialmente.
Enzo Spiezia