Sono riusciti a farsi caricare quattro postepay. Due con un importo, non a caso, inferiore ai 1000 euro per ciascuna card, le altre con cifre che sfiorano i 300. Poco più di 2500 euro: l'importo complessivo della truffa compiuta ai danni di una ricevitoria Sisal in un centro della provincia poco distante dal capoluogo.
Gli autori hanno utilizzato uno stratagemma che, a quanto pare, ha già dato risultati in altre occasioni. Il punto di partenza è una telefonata all'attività commerciale in un momento ben preciso: l'assenza della titolare. All'altro capo del filo una persona che, spacciandosi per un funzionario di zona della Sisal, ha chiesto ad un'addetta di poter parlare con la responsabile. Voleva una serie di informazioni sul funzionamento del sistema, per rendersi conto se tutto filasse via liscio.
La dipendente ha risposto che la sua datrice di lavoro non c'era, a quel punto lo sconosciuto le ha domandato se fosse a conoscenza del suo numero di cellulare. Accontentato. Il tempo di comporlo sulla tastiera ed ecco la voce dell'interessata, alla quale è stata proposta la consegna di materiale pubblicitario presso il suo locale.
La donna ha accettato, ha spiegato che avrebbe potuto rivolgersi, visto che era da tutt'altra parte, ad una sua collaboratrice. Una ragazza. La prima contattata dal malvivente, che lo ha rifatto. Propinando alla poverina la storiella del consenso ottenuto dalla titolare affinchè lei, con il suo codice fiscale, accedesse al sistema ed effettuasse alcune operazioni a carico della ricevitoria. Una prova, con l'obiettivo di capire se c'erano intoppi nello sviluppo della procedura, che poi, si è sentita dire, sarebbe stata annullata. Senza alcun costo.
La trappola è scattata, la vittima ci è finita dentro mani e piedi. Ha ricaricato quelle quattro postepay intestate a chissà chi. Un po' più di 2500 euro. Spariti. L'episodio è stato denunciato in Questura.
Esp