«Un albero si vede dai suoi frutti. Dopotutto parlare è così semplice, difficile è essere e vivere». Spiega l’avellinese Maurizio Picariello, poeta, ingegnere, scrittore, cantautore, menestrello. All’attivo sette libri e un album oltre a numerose collaborazioni prestigiose fra le quali spiccano Maurizio Solieri e Caludia Moroni
Il figlio della vita: «Credo che sostantivi come scrittore, o cantante, siano delle etichette. Se devo scegliere, mi piacciono le definizioni di cantastorie e menestrello. La vita non me la sono mai fatta raccontare. Amo raccoglierla, viverla da protagonista, poi comporre. Ma non racconto mai di me, tranne quando sono arrabbiato. Racconto la vita, che è molto più complessa di una persona, di una sensazione, di un’emozione prese singolarmente»
Oltre il visibile: «Studio la medicina alternativa perché credo che a volte la scienza convenzionale sia riduttiva. Una malattia è sempre una metafora, lo specchio di un disagio emozionale. Non sempre si trova una risposta alle cose. Spesso non ci va nemmeno di cercarla. Da piccolo passavo molto tempo con mio zio, gli volevo un gran bene. Lui era uno di quei tipi possenti e nerboruti, un vero gigante. Con le sue braccia poteva sollevare montagne. Poi un giorno si ammalò di cancro. La malattia se lo divorò in due mesi. Perché riusciamo a mandare gli uomini sulla luna e non riusciamo a trovare una cura al cancro?»
Nemo propheta in patria: «Avellino è la mia città, eppure, nonostante le numerose soddisfazioni raccolte altrove, qui tante porte continuano a restare chiuse. Forse non sono abbastanza bravo o non ho gli amici giusti. Non riesco ad amalgamarmi a quello che in gergo si definisce sistema. Vado avanti per la mia strada. Da sempre»
Il Dio degli occhi: «Sono un vedente: non mi piace riferirmi a Dio pensando a qualcosa di etereo: Dio è il sole, la luna, le stelle, tutti gli esseri viventi. Dio è tutto ciò che vedo e poi racconto».
Le donne: « Sono parte di me e della mia vita. Molte donne presenti nei miei libri rappresentano la mia parte femminile: la culla delle mie creazioni letterarie e musicali. L’intuizione è donna, così come la premonizione. La poesia nasce da questa parte intima di me».
Il figlio del sogno: «Chi dice che quello che stiamo vivendo adesso non sia un sogno? Il confine fra onirico e reale, spesso è così sottile da sovrapporsi. Io sogno ogni giorno, ogni attimo delle mie giornate»
Andrea Fantucchio