Avellino

L'amore è eterno finché dura. E quando finisce viene sostituito da altri sentimenti. L'odio, calcisticamente parlando, è uno di questi. Massimo Rastelli e Fabio Pisacane non si aspettavano di certo applausi e cori a favore, ieri pomeriggio. Forse tanta indifferenza sì, ma gli insulti proprio no. È ancora fresca la ferita nel cuore dei tifosi dell'Avellino che più che altro non hanno accettato le modalità di addio dei due, passati al Cagliari in estate dopo le positive stagioni vissute in Irpinia. 

Quanto è dura la vita per gli ex biancoverdi. Rastelli e Pisacane non sono i primi e non saranno neanche gli ultimi. E' una delle leggi non scritte del calcio. E' toccato a tanti. E' toccato al bomber più prolifico della storia dell'Avellino, Raffaele Biancolino che quando nel 2004 tornò al Partenio da avversario, con la maglia del Venezia si prese la sua dose di fischi. Un rapporto di amore-odio che è proseguito con gli anni e che per due volte ha raggiunto livelli di insofferenza mai raggiunti con nessun altro calciatore. Nell'estate del 2009 quando Biancolino rifiutò in extremis la proposta di ritornare ad indossare la maglia dei lupi ripartiti dalla Serie D. E nel 2012 accettò quella del Salerno Calcio, la neonata società calcistica granata, dopo il fallimento della vecchia Salernitana. 

"Il Pitone" è l'esempio più importante tra tanti casi da ricordare (E' possibile leggere l'articolo completo scaricando gratuitamente la App di Ottopagine da Google Play o Apple Store). Quando il blocco formato dal tecnico Ammazzalorso e dai calciatori Sansonetti, De Martis e Fini, venne acquistato dal Catania nell'estate del 2001, a un paio di mesi di distanza dalla semifinale play off vinta tra le polemiche con l'Avellino, i supporters irpini gridarono allo scandalo. Gli attaccanti sono i più soggetti a subire contestazioni. Da Antonio Criniti, fischiato quando militava con Catania e Sambenedettese, a Walter Piccioni, mai particolarmente amato anche in maglia biancoverde. Segnò col Manfredonia nel 4-0 rifilato dai pugliesi ai lupi nel 2007. Una rivincita personale più che una semplice realizzazione. Pur di vedere segnare Jonathan Vidallé, i tifosi dell'Avellino avrebbero accettato volentieri di raggiungere a piedi il Santuario di Montevergine. Poi con l'Aquila (ci ha giocato da ex anche Andrea Cecchini, altro "indimenticato") segnò e corse con le mani portate alle orecchie sotto al settore ospiti dello stadio Fattori. I tifosi dell'Avellino non la presero bene.

Non corse buon sangue, a più riprese, tra gli aficionados biancoverdi e Serge Dié. Con la maglia del Benevento si beccò più volte con i tifosi ospiti nel corso del match disputato al Santa Colomba. Poi andò via definitvamente dall'Irpinia dopo aver subito, a suo dire, un'aggressione da parte di un gruppo di sostenitori avellinesi. Volarono stracci, quando nel settembre del 2012 Vincenzo Marruocco fece visita all'Avellino con la maglia della Paganese. Insulti ad ogni rilancio. Il motivo? Facile. Due stagioni prima difendeva la porta dell'Avellino. Fino al marzo del 2011. La sua avventura termina in seguito alla figuraccia rimediata sul campo di un Catanzaro ridotto a giocare con la Berretti per problemi economici. Ah, quanto è dura la vita da ex. 

Carmine Roca