Non è tra i calciatori che hanno lasciato il segno nel Sannio, ma nonostante tutto ogni lunedì apre i giornali per informarsi sull'andamento della compagine allenata da Brini. Claudio Grauso, oggi al Chieri in serie D, è convito delle potenzialità dei giallorossi:
“Sabato per poco non venivo allo Zaccheria. La mia fidanzata è di Foggia, ma purtroppo altri impegni mi hanno impedito di esserci. Ho seguito la sfida da lontano. E' stato un pareggio rocambolesco su un campo abbastanza difficile e per poco ci scappava la vittoria. Questo Benevento è diverso”.
In che senso?
“Da spettatore “esterno” ti dico che ci sono tutti segnali positivi per un Benevento vincente. Domenica ha pareggiato contro il Foggia e, allo stesso tempo, la Salernitana è stata bloccata dalla Vigor Lamezia. Tutte le compagini di vertice si sono fermate. Sono degli aspetti che fanno pensare che sia l'anno buono”.
Cosa ha di più rispetto al passato?
“Il fatto che dopo un risultato negativo riesce sempre a rilanciarsi e a non cadere in depressione, anche perché la piazza una piccola pressione te la fa sentire. Sono certo che questo sia merito del tecnico, ma soprattutto dei calciatori. Stanno dimostrando di avere i cosiddetti attributi e di saperli cacciare al momento buono. Voglio fare i complimenti a Marotta. E' stato mio compagno di squadra con lo Spezia e sta facendo benissimo”.
Lunedì c'è Benevento – Lupa Roma. Come la prevedi?
“E' una sfida indecifrabile. I giallorossi vengono da un buon filotto di risultati positivi e una gara del genere nasconde sempre delle insidie. E' accaduto alla Salernitana che ha pareggiato contro la Vigor Lamezia. Il Benevento in casa dovrà sbagliare poco o nulla per vincere il campionato. I ragazzi hanno intrapreso una buona strada. Possono conquistare l'obiettivo”.
Cosa ricordi dell'esperienza vissuta nel Sannio?
“E' il più grande rammarico della mia carriera. E' l'unica squadra nella quale non sono riuscito a fare bene. Non ne faccio una colpa a nessuno. Se fossi stato un tifoso mi sarei fischiato da solo. Purtroppo infortuni e malattie varie non mi hanno permesso di esprimermi al meglio. Mi hanno detto che ero venuto a Benevento per rubarmi lo stipendio, ma io non sono questo genere di persona perché mi sono sempre sacrificato per la squadra in qualsiasi occasione. Oggi a 36 anni continuo a giocare e a correre in serie D, questo fa capire che è stata una parentesi sfortunata. Mi dispiace anche perché quando ho scelto Benevento, oltre al buon contratto, avevo intravisto la seria possibilità di raggiungere lo storico traguardo della serie B. Purtroppo non è andata come speravo. Mi auguro con tutto il cuore che succeda quest'anno. Io tiferò per voi”.
Ivan Calabrese