Anche dalla cella Biagio Cava non si arrende, di fronte ai giudici in collegamento video da una località segreta ha lanciato un messaggio preciso ai testimoni e invitando i magistrati a «non fare sciocchezze».
Parole da boss che continua anche da dietro le sbarre a professare la sua innocenza. Biagio Cava, capo indiscusso dell’omonimo clan, ha lanciato un appello dicendo di non voler essere condannato nuovamente per un delitto che non ha commesso. In carcere sta scontando 16 anni per il tentato omicidio di Scafuro, in base alla testimonianza di una bambina che riferì ai magistrati di aver visto il boss sparare. Invece durante il collegamento Cava dice di non averlo mai fatto e se avesse voluto farlo, lo avrebbe fatto con molta facilità, dato che abitava di fronte casa sua. Nell’aula della Corte d’Assise di Avellino ad ascoltarlo il collegio giudicante composto dal giudice Cassano a latere Trincali, Landolfi e il pm della Dda Francesco Soviero.
Il boss del Vallo Lauro mette le mani avanti e invita a fare attenzione ai testimoni. Lo stesso Graziano - dice - aveva parlato di un solo colpo sparato contro di lui, mentre in precedenza aveva riferito un’altra cosa. «In questo processo io non c’entro» così ha concluso la videoconferenza Cava. Nessuno dei presenti poi chiede chiarimenti al boss, né il pm né gli avvocati di parte. E l’udienza si conclude rinviando a nuova data. Il processo entra nel vivo. L’agguato è avvenuto nel maggio del 2005. Felice Graziano venne raggiunto da colpi di pistola, ma l’obiettivo riuscì a salvarsi, anzi reagì, sparando agli attentatori.
E intanto, proprio nello stesso giorno in cui si svolgeva l’udienza, i giudici del tribunale di Napoli su richiesta del pm Soviero hanno emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare per il boss Biagio Cava. Si tratta di un provvedimento relativo ad un altro delitto, quello di Antonio e Francesco Graziano avvenuto a San Paolo Belsito nel giugno del 2004. L'agguato fu portato a termine nel centro cittadino, per vendicarsi della strage delle donne avvenuta due anni prima. Le due vittime si stavano recando al supermercato denominato " La Fonte" sito in Nola, gestito da Antonio Graziano, suocero del boss Adriano.
I due killer, a bordo di una motocicletta, muniti di una radio ricetrasmittente ed entrambi armati di due pistole calibro 9x21 e 7.65, dopo aver avuto il segnale da un altro complice, intercettarono l'autovettura nel centro cittadino di San Paolo Bel Sito e, approfittando che la carreggiata era momentaneamente bloccata da un mezzo meccanico che impediva il passaggio, si affiancarono all'auto ed esplosero diversi colpi di pistola all'indirizzo delle due vittime, uccidendole. L'esatta ricostruzione dell'agguato è stata possiblie grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma soprattutto all'intensa attività investigativa svolta da Personale della Prima Sezione - Criminatità Organlzzata della quadra Mobile della Questura di Avellino.
Paola Iandolo