Una storia drammatica. Costata la vita ad un ragazzo di 14 anni, di origini albanesi, che abitava con la famiglia a Mirabella Eclano. Una tragedia ambientata a Fontanarosa, nella piscina di una villa privata.
Lui si era tuffato per recuperare un pallone e riprendere a giocare con un suo amico. Non sapeva però nuotare. Aveva disperatamente annaspato, cercando un appiglio. Aveva ingurgitato tanta di quell'acqua che i soccorsi si erano rivelati praticamente inutili. Gravissime le sue condizioni all'arrivo all'ospedale Moscati di Avellino, dove il suo cuore si era fermato per sempre nove giorni più tardi.
Nove giorni più tardi quel maledetto 23 giugno del 2014. Quando aveva raggiunto quella casa in compagnia di un coetaneo e della madre di quest'ultimo, che nulla avevano potuto per strapparlo ad un destino assurdo. Un dramma al centro di un'indagine dei carabinieri, nella quale è stata chiamata in causa la proprietaria dell'abitazione (è difesa dall'avvocato Sergio Rndo).
La Procura di Benevento aveva chiesto l'archiviazione dell'inchiesta, incrociando l'opposizione dei familiari del minore. Parola, dunque, al gip Roberto Melone, che al termine di una camera di consiglio, ha deciso che l'attività investigativa prosegua per altri tre mesi: il tempo necessario a verificare se la struttura avesse anche una destinazione pubblica e, dunque, dovesse essere munita di presìdi di sicurezza per la piscina.
Quella vasca nella quale il 14enne aveva detto addio alla vita inseguendo un pallone.
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