Immancabile come ogni anno la lettera di mamma Edvige in occasione dell’anniversario della morte di suo figlio Luigi Guarino, 29 anni, morto il 2 gennaio 2010 a causa di un terribile incidente stradale avvenuto a Mirandola, nel modenese. Sua madre vive su una sedia a rotelle e attualmente è ricoverata in una struttura sanitaria, lontano dal tricolle. Non ha mai smesso di pensare figlio che oggi lo ricorda con questa poesia da lei scritta in un letto di ospedale, dal titolo: “La sera è silenzio.” Ecco le sue toccanti parole: “L’anima si placa dolcemente con il lento calare della sera, tutt’intorno è pace, tutto si scolora e il mondo tace. E’ un’altra notte di silenzio, un silenzio che, però, urla dentro il mio cuore e ancora si chiede: “perche la vita è accompagnata dalla morte?” Un silenzio che porta con se il sussurro di voci conosciute, di parole amate e mille volte pronunciate, parole chiuse nel mio cuore ma che esplodono improvvise rigandomi il viso. E io ti urlo le mille parole dette e non, chiamandoti “Luigi, dove sei? Puoi sentirmi? E la mia voce cade nel vuoto, nel silenzio, in quell’immenso silenzio che divora l’aria intorno a me. Quanta felicità nel vederti sognare al mattino, felicità nell’osservare la tua crescita mentre imparavi e si formava la tua personalità o l’abitudine di guardare il tuo viso gioioso quando nevicava e tu eri lì fuori ad esultare per quella bontà che cadeva dal cielo ed eravamo tutti felici, perché tu eri felice. Non avrei potuto vivere se non avessi avuto una simile felicità. Immagini e ricordi che, prima che la luce magicamente faccia sparire, richiuderò nell’urna del mio cuore. L’aurora rischiara la notte e la luce, ignara delle lacrime che rigano il mio viso e del sofferto lamento del mio cuore, mi costringe ad aprire gli occhi. Mi ritrovo sola con il mio dolore e la solitudine che opprimono l’anima e con il desiderio così forte che sembra vederti correre incontro alla vita, desiderio così forte che pare risentire la tua voce alle mie spalle come se fosse ieri, il nulla e l’infinito tormentano il mio soffrire. Ti chiamerò sempre, fino alla morte, fino a dopo la morte. Sarò più forte della depressione e più audace della solitudine: niente potrà mai stancarmi dal chiamarti, neanche la morte. Perché se lei ti ha costretto a dirmi addio, io mi dissuaso dal dirtelo, se lei ha messo un punto alla tua vita, io trasformerò quel punto in una virgola, perché tu vivrai finchè io vivrò. Di nuovo sta calando la sera, quanto silenzio, quante stelle che si sono affacciate dal profondo del cielo a rapire i miei occhi e ad accompagnarmi nel lungo sonno che mi porta da te. Dedicata a tutte le mamme che vivono il mio stesso dolore”.
Mamma Edvige ricorda il figlio Luigi con una poesia
L'incidente mortale quattro anni fa. Versi per non dimenticare
Redazione Ottopagine