«I camion degli americani – racconta Giovanni Rossano, 81 anni nipote di Eugenio Saccone inventore dell’azienda omonima - carichi di zucchero arrivarono di fronte al palazzo di mio nonno, che sorge ancora in via Circumvallazione n.11, in un caldo pomeriggio d’estate del 1925. Qualche giorno prima, gli alleati erano venuti al negozio di liquori per chiedere alcune casse di alcolici, continuavano a ripetere “buon business, buon business”, ma nessuno di noi immaginava che avrebbero portato due quintali di zucchero che, in quel periodo, era ancora un prodotto di contrabbando. Così mio nonno lo nascose nelle vasche dove raccoglieva il vino con alcune essenze naturali. Dopo qualche tempo, lo zucchero, a causa del grande calore, iniziò a fermentare: fu in quel momento che nacque la formula della citrosiva, la bibita che sarebbe andata a ruba in Irpinia nell’immediato dopoguerra. Soprattutto fra i soldati americani. Come una coca-cola ma più dolciastra e, ve l’assicuro, anche più buona».
«Nell’attuale palazzo – continua Giovanni - c’era la cantina di tufo al primo piano, l’azienda vera e propria al secondo e un terrazzo in cima. Successivamente furono aggiunti altri piani. Certo, se si guarda la qualità della struttura, ci si rende conto che la base e i primi piani furono realizzati con grande dovizia mentre, salendo più in alto, i livelli del palazzo perdono progressivamente di cura nelle decorazioni, a causa della disponibilità economica che si stava esaurendo. Il negozio di liquori sorgeva nella struttura attigua e fu frutto di un’altra intuizione di mio nonno: quando scoppiò la seconda guerra mondiale, arrivarono ad Avellino gli Americani con la loro passione per i superalcolici. Nonno intuì la grande occasione e decise di investire ingentemente sulla vendita dei liquori. In breve tempo, l’azienda di famiglia divenne uno dei maggiori fornitori di liquori dell’esercito americano qui in Irpinia».
Eugenio Saccone era un imprenditore che ha operato ad Avellino e provincia in un periodo che va dagli anni ’20 all’immediato dopoguerra. La sua azienda vinicola fu decisamente all’avanguardia per l’epoca, con moderni sistemi di irrigazione dei campi e pigiatura dell’uva. Partito da Grottolella ancora diciottenne, si arruolò nell’esercito italiano impegnato nella Grande Guerra e fu impiegato in nord Italia dove venne ferito gravemente ad una gamba. Ma era un uomo testardo, a nulla valsero le preghiere della moglie Rachele che lo invitava a rimanere a casa e così, appena fu nuovamente in grado di camminare, richiese di essere rispedito al fronte piuttosto che godere dello stato di mutilato di guerra. Fu mandato in Francia, a Parigi, dove la sua vita cambiò per sempre. Nella capitale francese, infatti, conobbe il cemento armato ed entrò in contatto con numerose aziende vinicole all’avanguardia dell’epoca, intuendo una possibilità di futuro.
«Nonno, con la guerra che stava terminando e preso atto che molti americani si erano insediati da queste parti, decise di puntare fortemente sulla citrosiva. Oltre a studiarne la produzione ne curò ogni dettaglio, fino alla realizzazione dell’etichetta che affidò ad uno dei pittori più bravi della zona. L’esperimento si rivelò un successo. A volte mi chiedo cosa avrebbe inventato mio nonno se fosse vissuto in quest’epoca».
Andrea Fantucchio