Salerno

 

Rispondono di usura ed estorsioni commesse in nome della vecchia camorra nei confronti degli imprenditori dei Picentini e Piana del Sele i prossimi imputati Giovanni Marandino (accusato di aver aiutato il boss Raffaele Cutolo nella latitanza ad Albanella), il nipote Emanuel, Nicola Battipaglia e Giovanni Zingaro, tutti rinviati a giudizio dal gup di Salerno.  Nello stesso procedimento verranno giudicati con abbreviato altri sei indagati, l’ex candidato sindaco del Comune di Capaccio Roberto Squecco (che ha  risarcito di 20mila per danni un imprenditore suo debitore che l’aveva accusato di usura, poi rinunciando anche ai 60mila euro concessi), Vincenzo Senatore detto ‘o presidente, Vincenzo Iovine; Enrico Bifulco; Francesco Adamo; Ciro Casella e Antonio Cibelli. Il gruppo venne incastrato dalla Squadra Mobile della Questura di Salerno, con l'inchiesta nata nel 2013 a partire da alcune estorsioni ai danni di imprenditori, minacciati per lavorare nella zona tra Eboli e Battipaglia

Da intercettazioni e pedinamenti, gli agenti erano riusciti ad arrestare nel corso dell'indagine Ciro Casella, sorpreso a Capaccio con un’arma con matricola abrasa, appena prima di una "bussata" ad un imprenditore. La  Dda di Napoli fermò altre persone accusate di far parte di un clan camorristico di cui Marandino era considerato il capo. L’ultimo arresto di Marandino risale al 2006 a Firenze, quando fu accusato di associazione mafiosa, usura ed estorsione.