Si terranno lunedì mattina gli interrogatori per l'inchiesta della Procura di Napoli su presunte tangenti e frodi negli appalti per le mense in Campania. Cibi scaduti e prodotti cinesi sarebbero tra i prodotti diffusi nelel strutture in cui era stato ottenuto l'appalto. Associazione a delinquere, turbativa d'asta, ma anche rivelazioni di atti coperti dal segreto di ufficio sono le accuse mosse dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli. Nelle mani degli inquirenti un dossier tutto al femminile. Informazioni essenziali sarebbero state fornite per favorire un preciso gruppo di aziende. C'è anche questo nell'inchiesta sui catering destinati ad asilo nido e scuole elementari. Un indagine scattata tre anni fa quando si verificò una intossicazione a Quarto. In una scuola elementare rimasero intossicati sessanta bambini. Le indagini si strutturano su un corposo dossier di intercettazioni e verifiche che hanno consentito di ricostruire un delicato e complesso quadro. Si tratterebbe di un'associazione a delinquere, in grado di aggredire gare d'appalto su tre province campane: Avellino, Napoli e Salerno. Lunghissimo l'elenco degli iscritti nel registro degli indagati. Durissimo l'atto d'accusa restituito dai Carabinieri di Napoli, guidati dal comandante De Vita. Tra i particolari trapelati anche quelli su presunte falsificazioni di etichette, mediante le quali pomodori provenienti dalla Cina sarebbero stati spacciati per made in Italy. 

«Le norme ci sono e chiare. Basterebbe citare le ultime due riforme della scuola: l’Istruzione Riparte di Letta-Carrozza e la Buona Scuola di Renzi-Giannini che stabiliscono criteri per gli appalti del servizio mense scolastiche che tengano conto di prodotti bio, a Km zero e della dieta mediterranea. Purtroppo, però, le cronache ci raccontano anche episodi che mettono in serio pericolo gli standard minimi di sicurezza alimentare e igienica della ristorazione scolastica». Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori), commenta sul portale orizzontescuola.it.

«Chiediamo mense più partecipate, soprattutto dalle famiglie che possono sia direttamente sia attraverso la commissione mensa partecipare al controllo del servizio – sottolinea Azzolini -. Abbiamo all’Age associazioni locali di genitori che gestiscono le mense della scuole, ad esempio, in Piemonte. Sono le commissioni mense che devono controllare, tra l’altro, i contratti di appalto e di fornitura, la stagionalità dei prodotti, il rispetto dei menu dal punto di vista nutrizionale. Ma le commissioni non sono attive dappertutto: chiediamo che siano attivate, funzionanti e disciplinate da un regolamento comunale».

Siep