Salerno

«È soltanto il primo round. Adesso leggiamo le motivazioni, poi andiamo in appello. Dopo tutto quello che ho fatto per la Salernitana non esco certo così... Dalla porta di servizio». Così Aniello Aliberti parla a "Metropolis" dopo la condanna a 4 anni e 3 mesi per bancarotta. «Io nella mia Salernitana ci ho soltanto rimesso, basti pensare ai 7 milioni e 700mila euro pagati il 30 giugno 2005 per tentare d’iscrivere la squadra al campionato di B». 

E prosegue: «Dispiace, perché dopo aver investito e perso così tanto denaro devo uscire da questo Tribunale come un bancarottiero. No, questo non è giusto. Non ho comprato ville al mare o barche con i soldi della Salernitana...». E in quei puntini sospensivi c’è tutto il resto d’un tormento interiore che stavolta le parole non raccontano, però che s’intravede in quegli occhi stanchi, che son mai come in questo caso specchio d’un’anima sconfitta. Però ancora decisa a dar battaglia.

Dà la mano pure al pm Vincenzo Senatore (suo grande accusatore), Aliberti, prima d’attraversare via Roma quando a Salerno è già buio. L’ultimo sorriso (molto “di circostanza”) glielo strappa ancora la squadra granata, che venerdì giocherà a Crotone, nello stesso stadio - va’ a vedere come si diverte il destino - dove finì la sua presidenza in serie B nel giugno del 2005. «Della Salernitana attuale non so nulla, né la riconosco. Per me esiste soltanto la mia. Tanto che continuo a difenderla. È soltanto il primo round...».

 

Redazione Sa