NaspI: c'è una falla secondo la Uil. Per 1/3 (300 mila persone su un totale di 898 mila) dei lavoratori e lavoratrici domestiche che lavorano meno di 24 ore settimanali non vi sarà, in caso di perdita di lavoro, il “paracadute sociale” rappresentato dalla NASPI, a differenza di quanto avveniva in passato con l’ASPI. Infatti, l’INPS con la circolare n. 142 emanata alla fine di luglio specifica che l’ulteriore requisito per aver diritto alla NASPI (30 giornate lavorate nell’ultimo anno), viene interpretato, per gli addetti del lavoro domestico, nel senso che è indispensabile un’attività lavorativa di 5 settimane di almeno 24 ore lavorative. Ergo, se lavori 24 ore o di più hai diritto alla NASPI, altrimenti con una attività fino a 23 ore, a prescindere dall’anzianità contributiva, non hai diritto alla NASPI.
“Perché negare a chi lavora a part time – osserva Fioravante Bosco, segretario generale aggiunto della Uil Avellino/Benevento - una prestazione così vitale, qual è l’indennità di disoccupazione, come peraltro è concessa agli altri 3,2 milioni di dipendenti degli altri settori di attività? Tutto ciò è contraddire l’affermazione del governo Renzi che ha sempre enfatizzato l’allargamento a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali. Purtroppo, con questo siamo al secondo buco del Jobs Act: al primo, per i lavoratori stagionali del turismo, è stata messa una toppetta, a questo secondo dobbiamo sperare in un rapido ravvedimento operoso”.
Redazione