Che Attilio Tesser sia un signore, una persona perbene, nessuno potrà mai negarlo. Lo ha dimostrato per l’ennesima volta ieri, quando dopo la pesante sconfitta contro il Vicenza non ha dribblato microfoni e taccuini assumendosi pubblicamente le sue responsabilità. Ma nel calcio, si sa, c’è qualcosa che conta decisamente di più delle buone maniere: i risultati. Quattro sconfitte in sei partite è un ruolino di marcia che si commenta da solo, ma anche a tal proposito, il tecnico dei lupi non si è arrampicato sugli specchi sottolinenando ciò che è evidente: così, davvero, non va. La vera domanda che viene da porsi dopo questa doverosa premessa è allora: fino a che punto una virtù, la pacatezza, non diventa un limite nella gestione delle complesse dinamiche tecnico-società e nel lavoro quotidiano con la squadra?
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Marco Festa