Quella tra Avellino e Salernitana è una sfida infinita. Radicata nel passato remoto. Combattuta ad armi pari, a suon di cori, sfottò e soprattutto striscioni. Quello esposto ieri sera a Paestum dai tifosi granata all'indirizzo della città irpina e dei suoi tifosi è solo l'ultimo atto di una battaglia sportiva stampata su pezzi di carta. L'ultimo atto in ordine temporale, ma ce ne saranno altri. Questo è certo. Quelli di natura geografica si sprecano. Se i tifosi della Salernitana puntano il dito verso le montagne che sormontano l'Irpinia, quelli dell'Avellino hanno qualcosa da ridire sul mare, in alcune zone poco pulito, della città granata. Da una parte i pascoli, dall'altra la pesca. E giù ironia sugli olezzi emanati dai rispettivi lavori. La "faida" geografica arrivò fino a Campobasso, nell'agosto del 2005, quando Avellino e Salernitana si batterono sul neutro della cittadina molisana per l'indisponibilità del Partenio a causa della contemporanea presenza della Fiera delle Bancarelle. Gli ultras granata presero la palla al balzo e piazzarono un secco: "Al Partenio le bancarelle, a Campobasso le pecorelle". La risposta di marca biancoverde scomodò nuovamente Heidi: "Accipicchia che odore, avete contaminato un'altra regione".
Per leggere l'articolo completo scarica gratuitamente da App Store e Google Play la nuova app di Ottopagine: Campania Calcio.
Carmine Roca