Caso Scarano, condannato a un anno e dieci mesi di reclusione il costruttore Carmine Malangone, accusato di concorso in riciclaggio con il sacerdote di via Romualdo Guarna e altri 47 imputati.
La sentenza, prima condanna per il caso di don Nunzio Scarano, è stata emessa dal gip presso il Tribunale di Salerno Renata Sessa, che ha giudicato l’imprenditore di Pontecagnano Faiano con il rito abbreviato.
Malangone era accusato di aver concorso all’operazione di riciclaggio con alcuni familiari, accettando di firmare in favore dell’ex capocontabile dell’Apsa assegni circolari che figuravano come donazioni ma venivano in realtà ricambiati con l’equivalente in denaro. Soldi che per la Procura sarebbero usciti dalla banca del Vaticano e poi confluiti attraverso l’Unicredit di Roma nelle tasche del sacerdote.
A consegnare le buste era la commercialista Tiziana Cascone (anche lei a processo per concorso in riciclaggio), legata al prelatoda una vecchia amicizia. Con quell’operazione – sostiente il pubblico ministero Elena Guarino– don Nunzio è riuscito a mascherare la provenienza di quasi 600mila euro. L’imprenditore picentino ha sempre negato di essere a conoscenza dell’attività illecita di Scarano e fu proprio la fiscalista Cascone (chiamata a deporre dallo stesso giudice) a confermare la circostanza.
Secondo la ricostruzione della magistraturagli assegni sarebbero stati fatti dal conto corrente della società di famiglia, ma i soldi in contanti sarebbero stati consegnati nelle mani di Carmine Malangone e degli altri tre familiari coinvolti.
Redazione Sa