La relazione del Ministero della Salute pubblicata il 6 agosto 2025 valuta i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ovvero le prestazioni sanitarie minime garantite su tutto il territorio nazionale, comprendenti prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera.
Per ciascuna macro-area, le Regioni ottengono un punteggio da 0 a 100: devono raggiungere almeno 60 in tutte e tre le aree per essere considerate adempienti. Nel 2023 sono stati utilizzati 26 indicatori, selezionati all’interno del più ampio set di 88 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia.

Risultati principali: il Sud resta indietro

Solo 13 Regioni risultano adempienti, lo stesso numero del 2022. Tra queste, soltanto Puglia, Campania e Sardegna rappresentano il Sud. La Puglia ottiene punteggi comparabili a regioni del Nord, mentre Campania e Sardegna si posizionano appena sopra la soglia minima di sufficienza.

Il divario Nord-Sud emerge anche nelle classifiche aggregate

GIMBE ha elaborato una classifica combinando i punteggi totali delle tre aree. Tra le prime dieci Regioni, sei appartengono al Nord, tre al Centro e solo una al Sud. Nelle ultime sette posizioni, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, si trovano esclusivamente regioni meridionali.
Si conferma che, anche tra le regioni ufficialmente promosse, restano disomogeneità geografiche marcate, spesso trascurate dai criteri ministeriali di valutazione.

Anche regioni tradizionalmente solide peggiorano

Otto regioni hanno registrato un peggioramento rispetto al 2022. Tra queste figurano alcune eccellenze storiche: Lazio (-10 punti), Sicilia (-11), Lombardia (-14) e Basilicata (-19). Al contrario, due regioni del Sud mostrano miglioramenti significativi: Calabria (+41) e Sardegna (+26).

Criticità nelle aree di assistenza territoriali

Non basta raggiungere la sufficienza: nella lotta alle disuguaglianze è essenziale garantire coerenza nelle tre aree. Alcune regioni, come Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Veneto e Umbria, ottengono punteggi simili in tutte le aree, mostrando uniformità nelle cure. Altre, soprattutto del Sud, evidenziano forti squilibri: alta performance in ospedale, ma gravi lacune nella prevenzione o nell’assistenza distrettuale.
Secondo GIMBE, la “pagella” ministeriale, basata su pochi indicatori e su soglie basse, rischia di nascondere queste fragilità.

RRaccomandazioni

Il Monitoraggio LEA 2023 conferma una sanità profondamente diseguale nel Paese. Il Sud resta in gran parte escluso dalle migliori performance, con solo tre regioni promosse. Il peggioramento delle prestazioni in aree ben più ricche mette in guardia sull’erosione della qualità complessiva del Servizio sanitario nazionale.
GIMBE sollecita un ampliamento degli indicatori utilizzati, una revisione dei piani di rientro e l’attuazione di strumenti che misurino realmente la qualità dell’assistenza, per evitare che il monitoraggio si riduca a un mero esercizio burocratico.