Prestanome per riciclare denaro: Luigi Cirillo junior, figlio del boss deceduto, nel mirino della Procura della Repubblica.
Avrebbe utilizzato il metodo dell’intestazione fittizia per nascondere i veri proprietari delle attivitá imprenditoriali ed evitare il sequestro nell’ambito di misure di prevenzione relative a patrimoni di provenienza illecita.
Il processo arrivò dopo una vasta operazione della Dda per smascherare il controllo di settori economici come quello della distribuzione del caffé negli esercizi pubblici prima della Valle dell’Irno e poi della città capoluogo.
Attività investigativa che ha fatto emergere anche interessi nei videopoker e servizi di security presso discoteche ed altri locali. Questo, secondo le accuse, sarebbe stato il core business sul quale avrebbe costruito le sue fortune economiche Cirillo.
Dopo Felice Graziano di Quindici è stato il collaboratore di giustizia della ndrangheta Vincenzo Cavallaro a parlare delle attività illecite messe in piedi da Luigi Cirillo, affermando che «a Salerno e provincia si riciclavano i soldi della mafia calabrese», e aggiungendo: «So che si occupavano dei videpoker e che imponevano il loro caffè nei locali pubblici della zona».
Redazione Sa