Benevento

Una Napoli diversa eppure così fortemente identitaria: dove il calcio, la passione comune e il tifo sono chiave per raccontare una città, una civiltà, un modo di essere.
Tocca le corde giuste “Il Miracolo - Campioni d'Italia” di Maurizio De Giovanni che racconta la passione e l'attesa del quarto scudetto del Napoli. Lo spettacolo in scena ieri sera, al Teatro Comunale Vittorio Emmanuele di Benevento ha convinto e appassionato, divertito e commosso anche i non tifosi.
Per la regia di Annamaria Russo, sul palcoscenico lo stile unico di De Giovanni con Marianita Carfora e Alfredo Mundo è sottolineato dalle musiche di Marco Zurzolo (sax) e Rocco Zaccagnino (fisarmonica). L'autore ne ha parlato ad Ottopagine.it prima dell'appuntamento.

Il Miracolo Campioni d'Italia prende le mosse dal quarto scudetto del Napoli, cosa ha voluto portare sulla scena?
“Racconto l'ipotetica giornata precedente il quarto scudetto. In una parrocchia, con un prete un po' particolare, si alternano alcuni personaggi che hanno bisogno della benedizione di questo prete. E' un modo per far venire fuori tutto il grottesco, il divertente ma anche l'emotivamente forte, il commovente del tifo. Questo fenomeno che viviamo tutti con leggerezza ma che invece può diventare importante come tutte le passioni”.

Perché la scelta dell'attesa?
“Perché l'attesa è bellissima, l'attesa è sospensione. Gli eventi si raccontano mediante la cronaca, l'attesa è veramente narrativa, l'attesa è quella che propone le parti più profonde, le parti più intense”.

Pasolini diceva che il calcio è l'ultimo vero rito della società moderna, cosa ne pensa?
“Il calcio è rimasto l'unica grande passione sociale, la politica non porta più in piazza le persone, le rivendicazioni sociali non ci sono quasi più, ognuno si ritiene esterno alle categorie, quello che rimane è il calcio. Il calcio è l'unica grande passione condivisa, è l'unica grande passione che mette insieme i censi, i ceti anche le idee diverse. Quindi io credo che il calcio vada tenuto in adeguata considerazione, aveva ragione Pasolini”.

C'è poi una visceralità che è intrinseca nei napoletani per il tifo, perché crede che ci sia proprio questo legame fortissimo?
“Perché innanzitutto per Napoli il tifo è identitario, noi facciamo il tifo per il territorio, siamo rappresentativi. Le altre grandi squadre che hanno moltissimi tifosi: l'Inter, il Milan, la Juventus, hanno un'identità non territoriale. Roma e Lazio sono due squadre, quindi si dividono l'identità territoriale. Genoa e Sampdoria è idem. Napoli è l'unica grande città che ha una squadra sola, anche Firenze, anche Bologna, però non hanno l'entità della popolazione del territorio napoletano, Napoli è una città metropolitana di 3 milioni e mezzo di persone, sono tante”.

Perché il quarto scudetto è il miracolo, perché quel momento?
“Perché è una ripetizione, uno scudetto lo puoi vincere, possono essere circostanze, ma vincerne un altro a distanza di due anni significa consolidare una certa posizione, una certa preminenza, quindi mi andava di raccontarlo, questo spettacolo si avvale di musicisti e attori di prim'ordine e io sono orgoglioso di far parte di questa squadra che è assolutamente autonoma e non ha bisogno di me, ma io sono felicissimo di essere con loro, mi diverto moltissimo”.

C'è poi un effetto a lungo termine che si è verificato dopo questa vittoria. Il tifo, la passione per il calcio sono diventati motore. Penso al turismo...
“Sì, il calcio è diventato un fenomeno diverso, prima era una questione di stadio, adesso è una questione anche televisiva, quindi arriva dovunque, questo da un lato è triste perché spersonalizza un po' il rapporto diretto fisico che c'è tra il tifoso e la squadra, dall'altro lato però è importante perché porta il tifo anche a distanze enormi: ho visto la partita al Napoli Club Buenos Aires, al Napoli Club Shanghai, al Napoli Club San Pietroburgo. Queste sono cose belle perché tu vedi un'identità cittadina anche a distanze di migliaia di chilometri e questo è commovente”.

Dice “Il vero miracolo è sperare per Napoli”...
“Napoli è diversa adesso, Napoli ha una consapevolezza nuova, la consapevolezza di poter essere vincente e di poterlo essere stabilmente, non in maniera estemporanea, questo è una cosa a mio modo di vedere nuova e anche molto interessante”.