Confermata in appello la condanna a 4 e 4 mesi decisa nel marzo 2025 con rito abbreviato dal gup Pietro Vinetti per un uomo di Bucciano, difeso dall'avvocato Simona Barbone, accusato di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e atti persecutori ai danni della ormai ex moglie.
Per lui erano anche stati disposti all'epoca la libertà vigliata per 18 mesi in una struttura e il risarcimento dei danni, da liquidasi in separata sede, in favore della parte civile, assistita dall'avvocato Ciro Pio Limonciello.
Ritenuto da una perizia psichiatrica parzialmente capace di intendere e di volere, l'imputato era stato tirato in ballo da una indagine dei carabinieri della Stazione di Airola, ai quali si era rivolta la coniuge.
Secondo gli inquirenti, da anni “dedito all’alcol, lui aveva abitualmente maltrattato la moglie con offese e denigrazioni, accusandola ripetutamente di essere una persona di facili costumi, di intrattenere relazioni extraconiugali, aggredendola sia verbalmente sia fisicamente e costringendola spesso a subire atti sessuali, arrivando a strapparle i vestiti di dosso quando la stessa opponeva resistenza”.
Dopo l’interruzione della convivenza, aveva intrapreso a molestare la malcapitata, nel frattempo trasferitasi insieme alla figlia presso un’abitazione a lui sconosciuta, tentando ripetutamente di contattarla a mezzo telefono e whatsapp, al punto da costringerla a cambiare la sua utenza telefonica, e pubblicando innumerevoli video “Tik Tok con contenuto altamente offensivo, minaccioso e denigratorio, mettendosi alla ricerca della ex moglie presso i parenti di questa, arrivando anche ad inseguirla per strada”.