Un teatro libero, politico e ludico: il teatro come esperienza carnale e genialmente provocatoria. Luciano Melchionna è tornato ad incantare Napoli, al Teatro Bellini, con «Dignità autonome di prostituzione», un cult amatissimo e seguitissimo da 18 anni e nel suo lupanare scenico, ancora una volta, si ride e si ragiona, ci si emoziona e i numeri parlano chiaro con un sold out assoluto, in 2 settimane di repliche. Il format è collaudato e ha trascinato all'applauso anche quest'anno: Bagni, camerini, sotterranei e altri spazi del teatro sono diventati quinta perimetrale di uno spaccato di grande teatro e incredibile rappresentazione, intima e globale al tempo stesso, per scelta dei temi e talento degli attori, che sapientemente hanno raccontato e interpretato prendendo letteralmente per mano lo spettacolare, accogliendolo, coinvolgendolo.
Il format diventato cult
«Dignità autonome di prostituzione, il format ideato nel 2007 dal regista e drammaturgo di Latina Luciano Melchionna, allievo di Ronconi, e Betta Cianchini, ha visto in scena 30 straordinari interpreti, tra cui Daniele Russo e Mariano Gallo, e oltre 20 i testi sono stati portati in scena. Melchionna ha trasformato ancora una volta tutto lo spazio teatrale, e non solo, in una magica alcova teatrale. La scena ha sfondato letteralmente il perimetro della rappresentazione, inondando la platea. Il risultato è stato come sempre magnifico: Gli attori hanno accolto gli spettatori cantando, ballando, danzando, giocando, interagendo con loro ai ritmi di una band, che ha suonato instancabilmente dal vivo. Il Bellini ogni sera esploso, senza più né file né posti numerati.
La magia dell'arte
Lo sguardo ampio, magico e spettacolare consegnato al pubblico ha fatto irruzione ovunque, in soffitta, nel sottopalco, nei bagni, uffici, spazi del Piccolo Bellini, fino alla sartoria e agli immediati esterni.
La decadenza e la speranza dei naufraghi
“Viviamo in un’epoca di decadenza. E io, in questa edizione natalizia di “Dignità”, la metto in evidenza con una immagine potente, “La zattera della Medusa”, di Gericault, il famoso dipinto esposto al Louvre – spiega Melchionna -. I suoi naufraghi si atteggiano come se avvistassero una nave, dunque nutrono una speranza. Il faro, la rotta da seguire è la cultura, che in questi tempi bui è trattata come una Cenerentola, mentre dovrebbe essere esaltata come mente e cuore di una democrazia reale, per una umanità degna del proprio nome. Sfioriamo tematiche importanti. Ogni anno cambio tutto nello spettacolo, a seconda di quello che vedo e sento durante l’anno. Questa edizione è dedicata ai naufraghi di tutto il mondo, agli ultimi, alle vittime delle guerre. Non un puro esercizio di retorica, ma un appello a tenerci per mano, a restare umani”. Nello spettacolo la magia ha accolto, lo stupore ha travolto. Ma durante ogni esibizione, tra stanze chiuse e luoghi appartati del teatro, lo spettatore ha vissuto momenti di intimo raccoglimento, emozionandosi e ragionando. “Per ogni stagione stravolgo tutto, chi lo ha già visto torna e si sorprende. Anche quest'anno Dadp è stato innovativo e attuale. Sono cambiati colori, le forme, l’atmosfera ma il gioco di seduzione del teatro resta costante nel bordello dell’arte, tra inferno e circo”. Ancora una volta con Dadp non c’è distanza, non c’è protezione: il teatro accade addosso, negli occhi, nel respiro.