“La svolta nelle indagini sul barbaro assassinio di Paolo Piccolo, il detenuto 26enne napoletano, massacrato in maniera brutale, segnata dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere per sette indagati, tutti accusati di omicidio aggravato, fa giustizia di uno dei più gravi e casi di violenza nelle carceri, sui quali si sono versate lacrime di coccodrillo. L’auspicio è che diventi una svolta per tutte le carceri”.
Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del Fsa-Cnpp-Spp (Sindacato Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “la verità è che si ignora o si preferisce ignorare che soprattutto alcune carceri campane, siciliane, pugliesi sono autentici gironi dell’inferno dantesco dove tutto è possibile anche di peggio rispetto a violenze ed efferatezze che avvengono fuori.
Le spedizioni punitive sono molto diffuse. Il pestaggio di Piccolo avvenne in un clima di faide tra vari clan napoletani: all’epoca dei fatti, tre detenuti aggredirono due agenti della polizia penitenziaria, dando poi il via al raid.
Negli istituti penitenziari con il personale costretto a fare da “arbitro” e a rischiare la propria incolumità – dice ancora Di Giacomo – le risse e aggressioni sono alimentate non solo dalle rivalità tra clan ma da spaccio di droga e mercato dei telefonini e soprattutto per assicurarsi quel controllo del carcere che da troppo tempo è sfuggito allo Stato.
È stato il 2025 l’anno horribilis per le carceri e in particolare per il personale. Altro che normalità: 2400 agenti aggrediti e costretti a ricorrere alle cure di sanitari, evasioni e tentativi di evasioni in aumento del 120%, rivolte e cosiddette mini rivolte in aumento del 200%, recupero di sostanze stupefacenti a più 150% e di telefonini a più 180%.
Il nostro sindacato intende tenere alta l’attenzione di Governo e Parlamento e scoperchiare il “vaso di Pandora” che è fatto soprattutto di impegno formale e di circostanza. Si continuano a rincorrere soluzioni tampone e a ripetere annunci come è già accaduto con il cosiddetto piano carceri che si risolverebbe in qualche centinaio di posti in più in celle-container, oppure con l’annuncio di ridurre il sovraffollamento con provvedimenti destinati a produrre effetti, se tutto va bene, a fine 2026, oppure con nuove assunzioni di agenti che non compensano i pensionamenti e i pre-pensionamenti e lasciano invariato il sottodimensionamento di organico.
Ma non è più tempo di annunci e buoni propositi. Oggi e non domani c’è bisogno di uomini e donne e di strumenti adeguati (altro che spray al peperoncino) per la difesa del personale.
Servono almeno 7 mila nuove unità per far fronte a pensionamenti e prepensionamenti, a dimissioni, se si vuole ripristinare il controllo dello Stato e stroncare i traffici di droga e telefonini. Per tutto questo in mancanza di uno “straccio di idea” su come affrontare tutte le emergenze che vivono le nostre carceri serve una forte svolta per mettere fine alla negazione della gravità della situazione, alla campagna - alimentata proprio dal sottos. Del Mastro - che tutto va bene e ridare dignità in Europa al nostro sistema penitenziario che è già considerato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), il peggiore d’Europa”.