L’aggressione russa all’Ucraina ha superato i 1.418 giorni che separarono l’invasione nazista dell’Urss dalla caduta di Berlino. Un dato simbolico, ma politicamente esplosivo per il Cremlino. Vladimir Putin aveva immaginato una guerra rapida, ammantata della retorica della “denazificazione”, evocando la memoria della grande guerra patriottica. Il risultato è invece un conflitto logorante, senza svolte decisive, che consuma uomini e risorse e incrina il mito della rinascita neo-imperiale russa.
Dal mito alla trincea
Nel 1941-45 l’Armata Rossa seppe arretrare, resistere e poi avanzare fino al cuore della Germania. Oggi, nello stesso arco temporale, le forze russe restano impantanate nel Donbass. Le avanzate sono misurate in centinaia di metri, mentre città come Pokrovsk e Kupiansk vengono dichiarate “conquistate” più volte, salvo restare campi di macerie contese. La ritirata dalle regioni di Kiev e Kharkiv, dopo le prime settimane di guerra, resta una ferita aperta per Mosca. «La guerra voluta da Putin non porta successi, ma replica gli orrori del Novecento». Così Volodymyr Zelensky ha parlato alla nazione, mentre missili e droni colpiscono infrastrutture energetiche e quartieri residenziali. Il gelo invernale, con temperature sotto i meno venti gradi, aggrava blackout, mancanza d’acqua e stop ai sistemi di riscaldamento. A Kharkiv, solo nelle ultime ore, nuovi attacchi hanno provocato vittime civili.
La guerra dei cieli
Zelensky insiste su un punto: la Russia ha innovato la distruzione, usando droni Shahed e missili contro centrali elettriche e abitazioni private. Una strategia che mira a piegare la popolazione più che a cambiare il fronte. Ogni mattina, i bollettini dell’aeronautica ucraina elencano intercettazioni, impatti e morti, trasformando l’emergenza in una routine quotidiana. Sul terreno combattono gli ucraini, ma la tenuta del Paese dipende dagli aiuti occidentali. Kiev lavora a un pacchetto di garanzie di sicurezza in vista di eventuali negoziati, tema che dovrebbe emergere anche nei prossimi incontri internazionali. Il previsto confronto tra Zelensky e Donald Trump è osservato con attenzione, ma senza illusioni.
Pace lontana
Secondo Dmytro Kuleba, un cessate il fuoco potrebbe forse arrivare nel corso del 2026, non una vera pace. Mosca crede ancora di poter imporre i propri obiettivi con la forza, Kiev di poter resistere grazie al sostegno europeo. Finché questo equilibrio reggerà, ogni mediazione rischia di infrangersi contro la realtà del fronte. Il parallelo con la Seconda guerra mondiale, tanto caro alla propaganda russa, oggi si ritorce contro il Cremlino. La durata del conflitto non racconta una marcia trionfale, ma una guerra di attrito che dissangua la Russia e devasta l’Ucraina. Un confronto che inquieta l’Europa, costretta a fare i conti con un conflitto alle porte destinato a segnare ancora a lungo il suo futuro.