Il portavoce Samuele Ciambriello e il coordinamento della conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale hanno redatto un documento per chiedere alla politica un provvedimento deflattivo, più interventi della magistratura di sorveglianza sulle misure alternative al carcere e la liberazione anticipata speciale da 45 a 70 giorni ogni semestre.
Dal titolo “Non nuove carceri ma carceri nuove”, il Documento lancia un appello alla politica e alle istituzioni affinché venga ripensato radicalmente il sistema penitenziario, superando una logica esclusivamente emergenziale fondata sulla costruzione di nuovi istituti.
Il testo propone di porre al centro una vera e propria rivoluzione del sistema dell’esecuzione penale, orientata alla tutela della dignità delle persone detenute, alla garanzia effettiva dei diritti fondamentali e alla funzione rieducativa della pena, come previsto dall’articolo 27 della costituzione.
"Carceri nuove” significa infatti strutture e modelli organizzativi capaci di garantire condizioni di vita dignitose, tutela della salute, accesso al lavoro, alla formazione e a reali percorsi di reinserimento sociale. In questo quadro, la riduzione della popolazione detenuta viene indicata come condizione imprescindibile.
Il portavoce Samuele Ciambriello e il coordinamento della conferenza (composto da Giovanna Francesca Russo, Carmen D’Anzi, Valentina Calderone, Doriano Saracino, Giancarlo Giulianelli, Veronica Valenti e Diletta Berardinelli) individuano nella liberazione anticipata - sull’esempio delle misure adottate dopo la sentenza “Torreggiani” - uno strumento centrale e immediatamente efficace per contrastare il sovraffollamento, ridurre le sue gravi conseguenze sul piano della salute mentale, della prevenzione dei suicidi e delle condizioni di lavoro del personale, senza compromettere la sicurezza collettiva:
“Per noi la liberazione anticipata riveste un ruolo centrale. L’esperienza successiva alla sentenza ‘Torreggiani’ ha dimostrato come una liberazione anticipata speciale, con un incremento dei giorni di riduzione della pena e con procedure più rapide, possa produrre effetti concreti sul sovraffollamento, senza compromettere la sicurezza collettiva.
La liberazione anticipata non deve essere letta come un atto di indulgenza, ma come uno strumento ordinario di esecuzione penale costituzionalmente orientata, capace di valorizzare i percorsi di responsabilizzazione e di buona condotta intrapresi dalle persone detenute”.
Il portavoce e il coordinamento lanciano dunque un appello alla politica e alle istituzioni affinché si intraprendano con urgenza azioni concrete, in particolare:
“Crediamo che ci sia bisogno anche di una legge ordinaria per superare nell’immediato il sovraffollamento, per mettere in campo risposte concrete per coloro che devono scontare meno di due anni, o, addirittura, meno di un anno (e sono ottomila), così come è stato fatto dal governo Berlusconi nel 2003 o sempre dal governo Berlusconi nel 2010 (Ministro della Giustizia Angelino Alfano)”.
I dati oggi disponibili restituiscono un quadro allarmante sulle carceri: il progressivo aumento della popolazione detenuta, il ritorno a percentuali di sovraffollamento prossime a quelle che nel 2013 determinarono la condanna dell’Italia da parte della corte europea dei diritti dell’uomo, il numero crescente dei suicidi e il diffuso disagio del personale penitenziario.
"Non nuove carceri ma carceri nuove - per il portavoce Ciambriello - significa affermare una visione della pena fondata sulla legalità, sulla dignità umana e sulla responsabilità istituzionale. Per questo l’appello finale è chiaro e urgente: la politica intervenga ora".