Rientro anticipato sulla Terra per quattro astronauti che si trovavano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. La decisione è stata presa dalla NASA dopo che uno dei membri dell’equipaggio si è ammalato mentre era in orbita. L’agenzia non ha reso noto il nome dell’astronauta per ragioni di privacy, limitandosi a spiegare che le sue condizioni sono “serie e difficili da diagnosticare con precisione”, ma al momento stabili e costantemente monitorate.

È la prima volta, dall’inizio delle attività della Iss, che una missione viene interrotta per un’emergenza medica non gestibile direttamente nello spazio.

L’ammaraggio al largo della California

Gli astronauti americani Zena Cardman e Mike Fincke, il giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov hanno lasciato la Stazione intorno all’una di notte di giovedì. La capsula è ammarata nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego, quando negli Stati Uniti erano le 3.40 del mattino, dopo 167 giorni trascorsi nello spazio.

Ad attenderli c’erano una nave di recupero con tecnici della Nasa e uno staff medico specializzato. L’astronauta malato è stato subito trasferito in ospedale per i primi accertamenti clinici, prima del rientro del gruppo alla base di Houston.

“Siamo una famiglia”

Prima di lasciare la Iss, Cardman aveva spiegato il senso della decisione con parole semplici: “Non c’è nulla di sorprendente nel rientrare prima del previsto. Siamo diventati una famiglia. Ci aiutiamo e ci assistiamo in ogni circostanza”. Un messaggio che restituisce il clima umano che si crea tra equipaggi costretti a condividere per mesi uno spazio ridotto e condizioni estreme.

Un precedente che fa storia

Mai prima d’ora la Stazione spaziale internazionale aveva affrontato un rientro d’urgenza per motivi sanitari. Nel 2020 un astronauta colpito da una trombosi alla carotide era stato curato in orbita con farmaci anticoagulanti, riforniti successivamente con una navicella cargo. In passato, disturbi come infezioni, problemi dentali o gastrointestinali erano sempre stati gestiti senza interrompere le missioni.

L’unico precedente paragonabile risale al 1985, quando il cosmonauta sovietico Vladimir Vasyutin fu costretto a rientrare sulla Terra per una grave infezione durante una missione sulla stazione Salyut.

Chi parte e chi resta

Con l’astronauta malato sono rientrati anche gli altri tre membri della Crew-11, partita il primo agosto e inizialmente prevista di ritorno a fine febbraio. A bordo della Iss restano ora tre astronauti, in attesa che la Crew-12 completi in tempi accelerati l’addestramento e possa partire, non prima del 15 febbraio.

Il peso del ritorno sulla Terra

Oltre alla malattia, l’astronauta dovrà affrontare lo stress fisico del rientro. Dopo mesi in microgravità, il corpo perde equilibrio, tono muscolare e capacità di orientamento. Il cuore deve riabituarsi a pompare contro la gravità e i primi giorni sulla Terra sono descritti da molti astronauti come particolarmente difficili. La riabilitazione richiede in genere settimane.

La scelta della Nasa di anticipare il rientro è stata motivata soprattutto dall’impossibilità di effettuare diagnosi complete in orbita. “A Terra possiamo usare tutti gli strumenti necessari per capire cosa sta succedendo”, ha spiegato Fincke, che prima di partire ha passato simbolicamente il comando della Stazione al cosmonauta russo Sergey Kud-Sverchkov.