Ariano Irpino

Nel febbraio del 1956, Ariano Irpino fu sepolta da oltre due metri di neve, stretta nella morsa di una delle ondate di gelo più violente della storia.

Io ero una bambina e guardavo quel mondo bianco dalla finestra, con gli occhi colmi di meraviglia… e di timore. La neve cadeva senza tregua, trasformando le strade in alti muri bianchi. I vetri delle finestre di casa erano completamente arabescati da disegni di ghiaccio: figure perfette, simmetriche, come opere d’arte.

Se provavo a pulirli passando solo la mano, il ghiaccio non andava via; bisognava inumidirli con acqua calda. I balconi sembravano decorati con tele preziose, ricamate di stelle di ghiaccio.

Vivere quel freddo richiedeva coraggio, anche nelle piccole cose. Ricordo che al risveglio, nella mia stanza gelida, il catino dell’acqua per lavarmi il viso era ghiacciato in superficie. Dovevo rompere quella sottile lastra di ghiaccio con le mani. Tremavo dal freddo e, dopo averla spezzata, riuscivo appena a intingere un dito per passarlo sul viso.

"Lava tutto il viso!» diceva mia madre. «La pelle si distenderà e diventerà più bella e rosata". Ma la paura di quel gelo sul viso superava ogni desiderio estetico. Era una sfida quotidiana contro un freddo che sembrava non finire mai.

La fame e il gelo non risparmiarono nessuno. Ricordo i passerotti che cercavano disperatamente briciole di pane nel mio cortile innevato, mentre la dura legge della sopravvivenza spingeva alcuni vicini a tendere trappole per quei piccoli pennuti, nel tentativo di rimediare un pasto povero. 

Scene che mi sono rimaste impresse nella memoria, come un contrasto doloroso tra la bellezza incantata della neve e la crudeltà dell’inverno.

Ariano rimase isolata per giorni, fu necessario l’intervento dell’esercito per portare farina e medicinali.

Ciononostante, quello fu anche un tempo di grande unione e solidarietà: ci si aiutava a spalare la neve, si condivideva il poco cibo disponibile, si resisteva insieme. Un inverno durissimo, che ha lasciato freddo nelle ossa… ma anche calore nel cuore".