Nonostante le recenti dimissioni di Guido Scorza e le nuove rivelazioni trasmesse da Report, i restanti tre componenti del Garante per la Privacy restano saldi nelle proprie posizioni. Pasquale Stanzione (Presidente), Ginevra Cerrina Feroni (Vice) e Agostino Ghiglia hanno confermato, tramite i propri avvocati, l’intenzione di non abbandonare l’incarico, nonostante l'indagine avviata dalla Procura di Roma. In una nota diffusa poco prima del servizio televisivo, i legali hanno ribadito la correttezza dell'operato dei loro assistiti, definendo le accuse "embrionali" e frutto di una pressione giornalistica mossa da soggetti in potenziale conflitto con l'Autorità.

Il team legale — composto da Giuseppe Della Monica, Vittorio Manes, Gianluca Tognozzi e Alberto De Sanctis — ha espresso pieno sostegno alla decisione dei garanti. Secondo i difensori, è inammissibile che la stabilità di un’istituzione indipendente venga messa a rischio da quello che definiscono un "processo mediatico", condotto senza rispettare la presunzione di innocenza o la dignità personale, invece di attendere il verdetto delle sedi giudiziarie preposte.

L'ultima puntata di Report ha però aggiunto nuovi elementi alla vicenda, portando alla luce un documento mai approvato. Secondo Sigfrido Ranucci, esisteva una bozza di regolamento, sollecitata fin dal 2021, che mirava a imporre tetti massimi per le trasferte: 100 euro per il vitto e 190 euro per pernottamenti in hotel di categoria non superiore alle 4 stelle. L'inchiesta sostiene che, in assenza di tale norma, le spese abbiano raggiunto vette di 690 euro a notte in hotel di lusso. Agostino Ghiglia, interpellato sulla questione, ha minimizzato, spiegando che la ricezione di una bozza informale non implica l'obbligo automatico di ratifica.

Mentre i dipendenti dell'Authority e le opposizioni politiche (PD e AVS) tornano a chiedere le dimissioni collettive, i legali dei garanti preparano la linea difensiva. Sostengono che non vi fosse alcuna urgenza nell'approvare il nuovo regolamento, poiché erano già in vigore linee guida generali per la pubblica amministrazione. La tesi della difesa punta a dimostrare l'assenza di dolo: le spese, a loro avviso, non avrebbero violato i parametri generali e, nel caso specifico di Cerrina Feroni, i costi sostenuti (circa 200 euro a notte grazie a convenzioni) sarebbero stati in linea con quelli di una struttura a tre stelle, pur soggiornando in un quattro stelle.