Se non ci sarà il ricorso a riti alternativi, partirà il 19 marzo, dinanzi al Tribunale, il giudizio immediato disposto dal gip Maria Di Carlo, su richiesta del pm Maria Dolores De Gaudio, nei confronti di Michele De Rosa, 52 anni, ed Adriana Pruscino, 50, anni, di Telese, accusati di usura ed estorsione ai danni di una donna di una 42enne che abita nella cittadina termale.
Difesi dall'avvocato Antonio Leone, i due imputati erano stati arrestati dai carabinieri nell'ottobre 2025, quando la parte offesa, assisita dall'avvocato Antonio Picarella, aveva consegnato 500 euro, la prima trance della somma complessiva sulla quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati applicati interessi usurari tali da far lievitare l'importo finale al doppio di quello iniziale. Un prestito di 6mila euro, rispetto al quale la malcapitata sarebbe stata il bersaglio di pressioni di tenore intimidatorio, come il contenuto di una telefonata che le avevano fatto, non immaginando che in quel momento si trovasse nella caserma dell'Arma.
Durante la convalida – al termine il giudice aveva lasciato lui in carcere e disposto per lei i domiciliari-, De Rosa e Pruscino avevano spiegato di averle dato 6mila euro; denaro di cui avevano poi chiesto la restituzione, incrociando, però, a loro dire, il rifiuto della 42enne. Da qui le loro richieste, diventate sempre più continue e minacciose, scandite, in una occasione, anche da un pugno ad un occhio rifilato alla presunta vitima.
“…T’aggia squarta’…dammi i soldi, fai presto, vai a faticare, ti devi muovere, tutti i soldi me li devi dare a me, a fine mese me li devi dare”; “Non sgarrare, non sgarrare, stavolta ti faccio fuori quanto è vero Gesù Cristo, ci ho dovuto mettere i miei stamattina, hai capito, quello che dovevi fare tu, porca…giuro sopra i miei morti, domani mattina è guerra”, questi alcuni dei mesaggi inviati via whatsapp.