Atripalda

di Paola Iandolo

Chiuse le indagini sulla megatruffa sugli Ecobonus scoperta grazie alle indagini dei militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino e del Nucleo Pef di Napoli. Sono 63 gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari firmati dal sostituto procuratore Luigi Iglio, il magistrato che ha coordinato gli accertamenti e chiesto misure cautelari e sequestri nel corso dei due anni di indagine per ricostruire come i crediti generati da circa un miliardo e mezzo di bonus ottenuti, una somma intorno ai novanta milioni di euro, siano stati poi monetizzati e rivenduti da quella che la Procura di Avellino ipotizza essere una vera e propria organizzazione. 

Undici gli irpini indagati, di cui 4 residenti ad Atripalda, 4 ad Avellino, 2 a Nusco, poi Grottolella, Solofra,  San Mango sul Calore e Manocalzati per 12 capi di imputazione. Contestati a 31 indagati le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio, evasione fiscale ai reati fine a partire dalla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, al riciclaggio e autoriciclaggio dei crediti monetizzati con il reato precedente, alla indebita compensazione legata all’acquisto di crediti e ad una sfilza di reti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione.

Le cifre
Sarebbero due i miliardi e settecento milioni di euro di spesa sostenuta per interventi di efficientamento energetico che avevano ottenuto un credito fittizio di un miliardo e seicentocinquantacinque miloni di euro per lavori che in realtà non erano mai stati eseguiti o addirittura riguardavano abitazioni e palazzi inesistenti ed in qualche caso anche intestate a persone decedute. Crediti che erano stati ceduti successivamente per un importo di novanta milioni di euro con lo sconto in fattura o con una cessione diretta  che veniva spacciata per fornitura di beni e servizi. Con una ulteriore cessione, a società e imprese che li utilizzavano per compensare debiti con il Fisco.

Le indagini

Gli accertamenti sulle modalità con le quali sono stati acquisiti illecitamente i crediti attraverso il contributo per gli interventi di riqualificazione energetica, hanno visto anche la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Il 22 marzo 2023, al termine della prima fase delle indagini, è stato già eseguito un sequestro preventivo d’urgenza - convalidato dal gip - di tutti i crediti ritenuti inesistenti e non ancora monetizzati o compensati. Parte di questi crediti, 13,7 milioni di euro, che alcuni indagati sono riusciti a monetizzare, sarebbero stati trasferiti su conti correnti italiani ed esteri. 


Il meccanismo truffaldino 
Bonus edilizi ed ecobonus ottenuti attraverso migliaia di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, in un caso circa 11000 inviate in una sola notte da una ditta di mangimi. Un elenco di beneficiari che hanno ricevuto cessione di crediti in prima battuta con sconto in fattura per un miliardo e seicento milioni, trasformati in seconda cessione in novanta milioni di euro. Il sequestro in questo caso dell’ammontare dei dell’ammontare dei crediti fittiziamente generati ammonta a 13.760.506,27, somma oggetto del sequestro per auto riciclaggio e contestato a 19 indagati.

Alcuni degli indagati principali attraverso il meccanismo realizzato con la complicità di 63 persone avrebbero realizzato un’associazione dedita alla commercializzazione di crediti fittiziamente generati tramite “prestanome” a cui venivano intestate le ditte e le società sui conti correnti delle quali venivano accreditati i soldi illecitamente ottenuti grazie ai crediti maturati per l’ecobonus. Due campani al vertice del presunto sodalizio, un residente a Milano ma originario di Casoria, Mauro Russo classe 65 e un avellinese, Danilo Porcile, classe 89, già coinvolto in altre inchieste per truffa.