Benevento

Si sono accomodati tutti insieme al banco dei testimoni ed hanno declinato generalità e specializzazione: i dottori Emilio D'Oro, medico legale, Beatrice Leopardo, pediatra e neonatologa, Tommaso Tufo, neurochirurgo, e Gianfranco De Dominicis, anatompatologo. Con l'eccezione di quest'ultimo, non interpellato – un dato facilmente prevedibile alla luce della particolarità del suo lavoro-, hanno risposto alle domande delle parti come consulenti del Pm – in aula il sostituto procuratore Olimpia Anzalone nel processo a carico di Jessica, la 28enne di Benevento  accusata di aver maltrattato ripetutamente, almeno sei settimane prima che il suo cuore si fermasse per sempre,  Gabriel, il figlioletto di 5 mesi, morto il 28 gennaio 2022 al Santobono di Napoli.

Dall'autopsia era emerso che la morte era stata causata da un'emorragia cerebrale post traumatica provocata dallo scuotimento della testa, e la presenza di una serie di fratture bilaterali, più o meno consolidate, a coste, polsi, femori, tibie e peroni. “Sono le lesioni tipiche della sindrome del bimbo maltrattato: molteplici, di vario tipo, distribuite in più parti e di epoche diverse”, ha esordito il dottore D'Oro, sollecitato dal Pm, dagli avvocati Vincenzo Sguera (per la nonna paterna) e Fabio Russo (per il papà del piccolo), legali delle parti civili, e dall'avvocato Gerardo Giorgione, difensore dell'imputata.

Fratture causate – ha proseguito il professionista - “in non meno di due volte e con un'azione durata tra i 10 ed i 20 secondi in un neonato che pesava sette chili. Quelle alle coste e alle tibie risalgono a 6-7 settimane prima del decesso, le altre a 3-4 settimane. Tutte erano state rilevate dalla Tac total body alla quale Gabriele era stato sottoposto al Santobono, trasferito dal San Pio tre ore dopo il suo arrivo, in stato comatoso, nella serata del 2 gennaio”. Lesioni che – ha affermato la dottoressa Leopardo – “non potevano essere accertate, anche quelle retrodatate, perchè si erano già composte, quando il lattante era rimasto ricoverato al Fatebenefratelli dal 15 al 20 gennaio. I colleghi hanno fatto tutto ciò che dovevano: il bimbo non aveva lesioni esterne, non aveva ipomobilità, non piangeva, era reattivo, presentava solo un 'bubbone' nella parte laterale sinistra del cranio, quasi del tutto rientrato al momento delle dimissioni”.

Inevitabile la domanda: poteva essere stata determinata, quella tumefazione, da un colpo inferto con una spazzola? “Senz'altro è stato un corpo contundente – la replica dei dottori D'Oro e Tufo -, la spazzola è compatibile, ma non un colpo inferto da un bimbo (il cuginetto ndr) di 18 mesi”. Un ematoma – hanno concluso – "che non ha alcuna relazione con la successiva emorragia cerebrale ed il coma, ricollegabile ad una lesione da agitazione della testa, da scuotimento, con l'encefalo che urta contro le pareti craniche e scatena il sanguinamento”.

Prossima udienza a marzo: ancora un teste del Pm, l'esame dell'imputata e l'escussione dei testi della difesa.