Pomigliano d'Arco

Non è più una congiuntura negativa, ma una crisi strutturale quella che sta colpendo lo stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco. I dati relativi al 2025 fotografano un quadro allarmante: la produzione è crollata del 21,9% rispetto all'anno precedente, fermandosi a poco più di 131mila vetture. Un dato che pesa come un macigno sul futuro delle migliaia di lavoratori già colpiti da massicci ammortizzatori sociali.

Il crollo dei modelli: addio Dodge Hornet

Il segnale più preoccupante arriva dalla linea produttiva dei SUV. La Dodge Hornet, la "gemella" americana dell'Alfa Romeo Tonale, è ufficialmente uscita di scena dopo meno di tre anni. Dietro lo stop anticipato ci sarebbero il cambio delle politiche commerciali e l'ombra dei dazi del 25% imposti dall’amministrazione Trump sulle auto importate negli USA. Nel 2025 ne sono state assemblate appena 1.360 unità.

Non va meglio per l’Alfa Romeo Tonale, che registra un pesante -32% (17.200 unità prodotte), nonostante un lieve sussulto nell'ultimo trimestre. Anche la Fiat Panda, pur confermandosi il modello più prodotto in Italia, segna un arretramento del 14%.

L’impatto sociale: 91 giorni di fermo e contratti di solidarietà

I numeri della crisi si riflettono direttamente sulla pelle dei lavoratori. Nel corso dell'ultimo anno si sono registrate 91 giornate di fermo sulla linea Tonale-Hornet, 57 giornate di stop sulla linea Panda, e contratti di solidarietà attivi per il 39% delle maestranze. Quando lo stabilimento si ferma totalmente, l'impatto coinvolge fino a 3.750 operai, senza contare il drammatico effetto domino sulle aziende dell’indotto.

Sindacati e politica: "Pomigliano non può aspettare il 2028"

La tensione sociale è altissima. Nino Simeone, consigliere regionale e capogruppo di "Fico Presidente", ha lanciato un appello accorato: "Non siamo di fronte a una crisi temporanea. Pomigliano non può essere svuotata in attesa del 2028. Servono investimenti immediati e nuovi modelli".

Sulla stessa linea i sindacati. Cisl e Fim puntano il dito contro la concorrenza interna (la Panda prodotta in Serbia) e chiedono di anticipare l'arrivo della piattaforma Stla Small. Per la Uilm, la fine della Hornet ha lasciato la Tonale "sola" e incapace di sostenere i volumi del sito campano. "I lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo", spiegano Crescenzo Auriemma e Giuseppe D'Alterio, chiedendo all'Ad Filosa un piano industriale credibile entro giugno.

Le richieste al Governo

La partita ora si sposta sui tavoli istituzionali. La richiesta corale rivolta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è quella di un confronto "serio e vincolante" con Stellantis. L'obiettivo è duplice: saturare gli impianti e ottenere garanzie occupazionali prima che il vuoto produttivo diventi irreversibile.